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Guerra e petrolio. Per la liberazione dell'Iraq

Dov'è la solidarietà con gli iracheni oppressi?

Bolzano, Vienna, 12 Febbraio 2003

Barham Salih, primo ministro della regione autonoma Kurda nell'Iraq, a una riunione dell'Internazionale Socialista tenuta a Roma il 20 gennaio 2003 ha chiesto la caduta del regime di Saddam Hussein. "Il fatto che c'incontriamo qui a Roma è un fatto simbolico. Il 4 giugno 1944 Roma è stata liberata dal fascismo grazie alle truppe degli alleati. Per il popolo iracheno il D-day adesso è vicino. E ancora una volta il nemico è una politica aggressiva e razzista che ha portato finora solo paura e sofferenza. Adesso speriamo che arrivi la liberazione."

Nell'ufficio di Salih a Suleymaniya quasi giornalmente arrivano persone da Bagdad e altre parti dell'Iraq, che raccontano della continua sofferenza causata del regime di Saddam. Molti di loro credono in un paese libero, nel quale possono esprimersi senza paura. "La caduta di un regime razzista, che ha utilizzato armi chimiche contro i Kurdi e che investe i soldi dello stato nella guerra e non nella costruzione di scuole e nelle riforme dello stato, deve essere l'obiettivo di ogni politico socialdemocratico", sottolinea Salih.

Nel Kurdistan iracheno si è fatto molto dice Salih:
- i paesi, che durante la pulizia etnica dell'offensiva "Anfal" erano stati distrutti, adesso sono stato ricostruiti;
- abbiamo lavorato molto per il sistema scolastico e quello sanitario, e la mortalità infantile è diminuita notevolmente;
- abbiamo investito le nostre entrate da petrolio nell'agricoltura invece che negli armamenti, e negli ospedali invece che nelle armi chimiche;
- abbiamo mass media liberi;
- rispettiamo le nostre minoranze.
Questo dovrebbe servire come esempio per il resto dell'Iraq.

"Sentiamo sempre più spesso voci dall'Europa che ci suggeriscono di non accettare aiuti dall'esterno per liberarci dalla tirannia. Queste voci parlano di una guerra solo per il petrolio, e questo è falso. Queste voci indicano anche l'avversione del mondo arabo ed islamico per chi renderà libero l'Iraq. Credo che al di là delle buone intenzioni, ci sia un errore di fondo. Tutto l'impegno che queste organizzazioni mettono nelle dimostrazioni purtroppo non servirà a liberarci dalla dittatura di Bagdad. Gli Iracheni sanno che i loro diritti umani sono stati spesso calpestati e che il petrolio del mondo è stato sempre più prezioso della loro vita. Ma per ironia della sorte, anche se il petrolio fosse l'unica ragione per essere liberati, andrebbe bene così. Il petrolio non sarebbe più una condanna ma una benedizione."

"La gente di strada urla il proprio no alla guerra. Anche io non vorrei la guerra, come non la vogliono i nostri sostenitori, ma la guerra è già iniziata. La dittatura del partito Baath la conduce già da decenni e centinaia di migliaia di civili sono già morti: pensiamo solo alle crudeli pulizie etniche di Kirkuk, Khanaquin e Sijar e altri luoghi del Kurdistan iracheno." Altri urlano: "Nessuna guerra contro l'Iraq, giustizia per la Palestina." Perché l'Iraq deve essere esclusa dalla giustizia? "Anch'io dico no alla guerra, ma questo funziona solo se non c'è una dittatura e un genocidio. Sentiamo spesso parlare della solidarietà musulmana e della cosiddetta 'via araba', ma so anche che le strade di Bagdad sarebbero piene di persone festanti se il dittatore venisse finalmente abbattuto. Il regime iracheno non sarebbe in grado di opporsi a lungo contro un credibile intervento internazionale."

"Questa soluzione non significherebbe il paradiso, ma garantirebbe speranza e nuove possibilità. Il sogno di una democrazia diventerebbe reale, e per questo e per il nostro futuro abbiamo bisogno del vostro aiuto. Abbiamo bisogno di voi anche dopo la liberazione per garantirci che l'Iraq diventi uno stato federale stabile, pacifico e democratico, dove a tutti i popoli vengano garantiti i diritti politici e dove il governo garantisca il diritto e lavori per la sua popolazione."

"Amici, non deve essere una guerra contro l'Iraq, ma dovrà essere una liberazione dell'Iraq. Voi avete dei valori che si oppongono alla dittatura e al razzismo, valori che devono avere un ruolo in questa liberazione. Lasciate che in uno spirito di solidarietà, che è sempre stato dei socialisti, trasformiamo insieme l'Iraq e il Medio oriente in un posto dove regnano pace e libertà.


Vedi anche:
* www.gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/03-1/030204it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/03-1/030128it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/02-3/021031ait.html | www.gfbv.it/2c-stampa/02-1/020221it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/02-1/020315it.html | www.gfbv.it/2c-stampa/1-01/15-3-it.html | www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html
* www: www.iccnow.org

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