info@gfbv.it Immigrazione, clandestini e questione kurda. Anche l'ambasciatore italiano in Turchia non vede e non sente la disperazione di un intero popolo? 24.4.2001  
Immigrazione, clandestini e questione kurda. 
Anche l'ambasciatore italiano in Turchia non vede e non sente la disperazione di un intero popolo?
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Bolzano, 24.4.2001


Ancora uno sbarco di clandestini kurdi sulle coste italiane. Ma da quanti anni diciamo "ancora" e per quanti anni continueremo a dirlo? Almeno fino a quando l'Europa non aprirà gli occhi sul dramma che si sta consumando ai danni di un intero popolo, quello kurdo. Tra la periferia di Istanbul e quella di Diyarbakir ci sono almeno tre milioni di Kurdi ammassati in condizioni disumane (ma prima o poi per quelle condizioni bisognerà inventare un altro termine) pronti a dare l’assalto alla “fortezza Europa”: a questi si aggiungono tutti gli altri che sfruttano il canale turco per entrare in Europa.

La cosa sconcertante sono gli esempi di omertà e vigliaccheria politica usata ad esempio dal nostro ambasciatore italiano in Turchia, Vittorio Claudio Surdo, che sulla sua presunta ignoranza dei fatti rilascia anche interviste vergognose come quella trasmessa oggi al GR1. Ha senso affermare che per comprendere la realtà dei clandestini bisogna essere sul posto? E lui dove crede di essere in qualità di ambasciatore italiano in Turchia? E' possibile che quando gli si chiede dei Kurdi lui pensi a sperduti posti sulla terra dove non vengono rispettati i diritti elementari invece di guardare fuori dalla finestra?

Halabja (Iraq) dopo il bombardamento al napalm del 16.3.1988Il problema è che in pochi si chiedono da che cosa fuggono questi pezzi di umanità diseredata e perché accettano ad un costo altissimo di rischiare persino la vita pur di arrivare in Europa. La realtà dei Kurdi in Turchia è talmente drammatica che non c’è nessuna alternativa che possa sembrare loro peggiore di ciò che stanno già vivendo. Circa 4.000 villaggi rasi al suolo dall’esercito turco negli ultimi anni con migliaia di morti tra civili e militari dei due schieramenti, i parlamentari regolarmente eletti che si trovano in carcere per aver fatto riferimento ad una "questione kurda", una economia resa impossibile dalla presenza massiccia dell’esercito in Kurdistan che brucia il 25% del PIL turco ed una conseguente drammatica crisi economica. Questo è il bilancio inequivocabile della politica turca nei confronti dei Kurdi.

Per una soluzione di questo enorme problema ci sarebbe bisogno di una svolta politica nella percezione dello stesso: una svolta politica a Roma, a Bruxelles e ad Ankara. Le autorità turche potrebbero invertire questa tendenza dei flussi migratori e l'Europa potrebbe fare delle pressioni in questo senso. La stragrande maggioranza dei Kurdi in Europa tornerebbe a casa immediatamente se solo le condizioni umanitarie, prima ancora che quelle economiche, migliorassero. Ma questo non avviene poiché gli interessi economici, soprattutto il commercio delle armi, è molto florido (elicotteri da guerra italiani, carri armati tedeschi) e nessun Governo vi vuole rinunciare. Un esempio lampante è il processo che si aprirà il 7 maggio a Benevento in cui l'Agusta cita una serie di persone e di associazioni per "interruzione e danneggiamento dell'attività produttiva": ci chiediamo come sia possibile che l'accusato sieda sul banco degli accusatori! E' o non è l'Augusta che produce e vende elicotteri da guerra alla Turchia in violazione della Legge 9 luglio 1990, n. 185, legge che vieta l'esportazione di armi a paesi in cui si violano i diritti umani?

Invece delle soluzioni di buon senso infine il Governo italiano adotta quella più grottesca, consentendo l'arrivo della Polizia turca in Italia: questo atto renderà complice il Governo italiano dei crimini commessi (e ampiamente documentati) dalle Forze dell'ordine turche e agevolerà l'incontro tra vittime e carnefici. In base a quale accordo la polizia turca viene invitata sul suolo italiano, lo stesso stato in cui il Governo italiano riconosce l'asilo politico a cittadini kurdi con passaporto turco?

A tutti questi quesiti bisognerà prima o poi rispondere se si vuole evitare di importare in Europa non solo un problema enorme come quello kurdo che il Governo turco ha creato e gestito finora solo l'uso della forza, ma anche la cultura genocida che ha permesso tutto questo.

Vedi un nostro comunicato stampa su uno dei tanti sbarchi di clandestini kurdi http://www.gfbv.it/2c-stampa/2-00/9-8-it.html
 

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