La NATO deve essere  coerente:
le stesse motivazioni umanitarie dell'intervento in Kossovo rendono necessario anche
un intervento a protezione dei civili kurdi in Turchia

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Bolzano, 28 maggio 1999


L'Associazione per i popoli minacciati - internazionale (APM), nel corso della sua assemblea generale, (8 - 9 maggio) ha chiesto, con la propria risoluzione n. 4, che la NATO faccia valere quei principi di diritto umanitario che hanno legittimato il suo intervento in Kossovo anche nei confronti della Turchia. In Kurdistan,  dove dal 1990, sono stati distrutti 3.428 villaggi, la guerra civile ha provocato 40.000 morti (per il 90% di etnia kurda) e 2.5 milioni di profughi. Unità dell'esercito turco distruggono i campi e i pascoli da cui i Kurdi traggono sostentamento. In molte regioni dell'Anatolia Sud-Orientale  vengono pianificate carestie ed epidemie per decimare i profughi. Le violazioni dei fondamentali dirittti umani compiute dalle forze di sicurezza turche sono all'ordine del giorno. Insegnanti, politici, giornalisti, imprenditori di etnia kurda vengono uccisi, torturati o scompaiono nel nulla.

La NATO giustifica il proprio intervento in Kossovo con l'argomento che gravi crimini contro l'umanità possono essere perseguiti anche in assenza di un esplicito mandato delle Nazioni Unite. Essa agisce al di fuori del territorio degli stati membri, per far sì che gli Albanesi del Kossovo possano ritornare nella loro patria. Ma la Nato sarà mai moralmente all'altezza di questo nobile compito, fino a quando tollererà tra le proprie fila uno Stato antidemocratico, la Turchia, che viola sistematicamene il diritto internazionale e i diritti umani.

L'APM richiede pertanto alla NATO:


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