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APPELLO URGENTE
Israele-Palestina
  • L'Unione dei Comitati di Soccorso Medico Palestinese (UPMRC) e i Medici per i Diritti Umani di Israele (PHR-Israele) fanno congiuntamente appello per porre fine all'incubo nei territori palestinesi
  • I prof. Sami Adwan (Palestina) e Dan Bar-On (Israele), premi Alexander Langer 2001, si appellano per fermare le forze israeliane dall'occupazione delle case palestinesi!
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Bolzano, 14.3.2002

Ramallah è completamente occupata, nelle strade ci sono 120 carri armati e sia questi che gli elicotteri stanno bombardando diversi quartieri con i missili. Due ospedali, il Ramallah Hospital e il Ramallah Maternity Hospital, sono rimasti sotto il fuoco delle truppe israeliane. Inoltre stamattina (13.3.2002), come succede in molti altri luoghi di Gaza e Cisgiordania, i soldati hanno sparato su due ambulanze. Per di più l'esercito proibisce l'accesso alle cure mediche per malati e feriti, rifiutando sia il loro trasporto in ospedale che l'accesso al personale di pronto soccorso sul luogo dove si trovano i feriti o i malati. Ovviamente, proibire l'accesso alle cure mediche non farà altro che aumentare i morti; allo stesso modo, anche il divieto di accesso alle cure mediche per gli ammalati aumenterà i morti.

Chiediamo con urgenza azioni da tutto il mondo, le organizzazioni internazionali e umanitarie devono immediatamente costringere il governo israeliano a fermare queste atrocità. Vi sollecitiamo alla mobilitazione, a fare appelli ai rappresentanti dei governi, a intraprendere ogni iniziativa che permetta ai feriti palestinesi di ricevere cure mediche per evitare ulteriori inutili morti. Facciamo appello anche ai governi stranieri perché agiscano per arrivare a un'immediata interruzione di questa aggressione dall'esercito israeliano e porre fine a questa crisi umanitaria.

Per ulteriori informazioni chiamare:
Dr. Mustafa Barghouti, 059-254218 (UPMRC-Ramallah)
Hadas Ziv, 050-228599 (PHR-Israele)



Forze di occupazione israeliane stanno prendendo possesso di abitazioni palestinesi nelle zone invase o nuovamente occupate. Famiglie intere (donne, bambini, anziani e giovani, malati e non) vengono espulse dalle proprie abitazioni oppure rinchiuse all'interno delle stesse, e successivamente usate come scudi umani. Nelle loro scorribande, le forze di occupazione israeliane distruggono arredamenti, linee telefoniche, utensili, e addirittura giocattoli per bambini o libri… In molti casi sottraggono oro, danaro e vari piccoli oggetti di valore dalle abitazioni. Quando occupano una casa o un'abitazione, spesso distruggono muri, porte e finestre. Terrorizzano la popolazione, in particolare donne e bambini.

Le forze di occupazione spesso posizionano cecchini in cima ad abitazioni particolarmente elevate. I cecchini spesso fanno fuoco su qualsiasi cosa si muova. I cecchini hanno ucciso molti palestinesi.

Tra le abitazioni occupate vi è quella di Ibrahim Raghib Milhelm, direttore generale dell'emittente televisiva satellitare palestinese presso il campo di Dehaishah. Forze militari israeliane hanno occupato la sua abitazione questa mattina, venerdì 10 marzo 2002. Sono andati distrutti muri, finestre e arredamenti. Per sua fortuna, l'interessato stava al lavoro a Ramallah, e sua moglie aveva lasciato casa assieme ai figli due giorni prima dell'occupazione israeliana del campo.

Lanciamo un appello forte a tutte le persone amanti della pace, i governi e le istituzioni:  sollecitate il governo israeliano, il primo ministro d'Israele, il ministro della difesa israeliano e tutte le persone israeliane e gli ebrei nel mondo, affinché vengano arrestate questa politica di occupazione delle abitazioni palestinesi e l'intera occupazione israeliana della Palestina. Per favore, agite ora, prima che sia troppo tardi. Passate questo appello pacifico ai vostri amici, se volete.

Questo atto barbarico non porta agli israeliani né la sicurezza, né la pace. Contribuisce soltanto ad accrescere l'odio e l'inimicizia.

Prof. Sami Adwan, Facoltà di scienze dell'educazione, Università di Betlemme
Prof. Dan Bar-On, Facoltà di psicologia sociale, Università Ben Gurion di Be’er Sheva


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