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Mapuche (Cile)

Storia del "popolo della terra"

Olivia Casagrande

INDICE

INTRODUZIONE

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Nell'avvicinarmi al popolo Mapuche, alla sua storia e alla sua recente lotta per la conquista dei diritti fondamentali, un elemento in particolare assume rilevanza, rappresenta forse una sorta di "messa a fuoco" per leggere e capire un universo così affascinante e differente, distante dalle modalità con cui siamo abituati a pensare noi stessi e l'altro, noi stessi e il mondo che ci circonda. La chiave di lettura è il nome stesso di questo popolo del sud del mondo, che per secoli ha abitato la terra che Neruda descrive come un petalo che si allunga sul mare, il Cile. Mapuche significa infatti "popolo della terra" (mapu=terra, che=uomo). Ed è proprio il rapporto con la terra il fondamento da cui muovono e in base al quale prendono forma la cultura, l'organizzazione politica e sociale, l'economia e la stessa vita quotidiana del popolo Mapuche.

Le loro battaglie, la lunga ed estenuante resistenza al dominio spagnolo così come la lotta e le rivendicazioni che stanno portando avanti dalla fine della dittatura di Pinochet a tutt'oggi, acquisiscono il loro senso reale e profondo a partire da un peculiare rapporto con la terra, dall'intenso sentimento di appartenenza ad un suolo e ad una natura pervasi di sacralità in ogni aspetto e manifestazione. Dalla terra, dalla natura, nasce la vita e proviene la morte, è insegnata all'uomo la saggezza e il modo in cui dev'essere condotta l'esistenza. La natura guarisce e consente la comunicazione con la sfera divina, è pervasa da forze misteriose e sconfinate, parla e ascolta, circonda e invade. L'uomo è minuscolo, non è al centro di qualcosa, ma inserito in meccanismi e dinamiche che lo contengono e in cui egli stesso è contenuto, non può che avere uno sguardo di meraviglia e gratitudine, timore. Non domina, ma neppure è completamente assoggettato a qualcosa, passivo. Sembra piuttosto un'ombra danzante su di una parete, che si mescola e si confonde in un tutto che risulta essere, infine, armonioso.

In tutto il Sudamerica i Mapuche sono l'unico popolo che è riuscito a resistere alla dominazione spagnola per oltre trecento anni, in un alternarsi di attacchi alle postazioni spagnole nei momenti di esasperazione e sopruso, difesa dei territori rimasti terra indigena e periodi relativamente pacifici in cui avvenivano incontri tra capi delle comunità e autorità dell'esercito, scambi commerciali, accordi di pace. Il confine tra terre mapuche e terre in mano ai conquistatori europei non fu mai netto e immobile, continuò sempre ad oscillare verso sud o verso nord a seconda dell'esito delle battaglie, contribuendo così a creare un clima di tensione ed incertezza per i nativi e di sconcerto per i conquistatori, increduli di fronte alla determinazione e alla capacità di resistere di coloro i quali essi definivano "selvaggi".

L'incontro- scontro tra europei e nativi, nelle Americhe, è un argomento che è stato ampiamente dibattuto e al cui proposito è possibile trovare una bibliografia ampia e interessante, differenti punti di vista ed opinioni. Le barbarie compiute dai cosiddetti popoli civili nei confronti delle popolazioni indigene è un fatto ormai tristemente noto, come è noto l'effetto di distruzione a livello sia culturale che sociale che la Conquista ebbe sui nativi. La resistenza e la perseveranza nella difesa del proprio mondo, dei propri diritti e delle proprie tradizioni appaiono disperate e preziose, e hanno creato una rete di scambi e di sostegno a livello internazionale. Un punto di vista che mi pare significativo citare è quello dello studioso Sergi Villalobos R. [ 1 ] che sostiene una posizione di critica verso le attuali rivendicazioni dei mapuche, considerandoli protagonisti essi stessi della dominazione subita. Lo storico comincia esponendo un fenomeno secondo la sua opinione universale, che si ripeterebbe ovunque una cultura avanzata si impone su un'altra meno evoluta: un popolo che viene gradualmente conquistato e sottomesso verrebbe inevitabilmente attratto e quindi soggiogato dai beni portati dall'invasore, che diventerebbero col tempo necessari e fonte di prestigio. Secondo Villabos questo processo di assimilazione avrebbe caratterizzato il popolo mapuche, che sarebbero stati affascinati da ad esempio dall'uso del cavallo, del ferro e dal consumo di alcolici. Allo stesso modo la lingua casigliana e la morale cristiana si sarebbero lentamente imposte sulla cultura e la tradizione precedenti. La lotta degli Araucani contro gli Spagnoli, infine, sarebbe stata di minore durata e intensità di quello che si è creduto sinora, dal 1662 gli scontri sarebbero stati sporadici, eccezioni ad una pacifica vita di frontiera. Inoltre il fronte degli Araucani, sostiene ancora Villabos, sarebbe stato per nulla unito, data la presenza di contingenti di "indios amigos" a poco a poco incorporati nell'esercito spagnolo. Lo storico conclude definendo i mapuche come "parte dell'apparato di dominazione", dal momento che avrebbero accettato la sottomissione e si sarebbero adattati ad essa in cambio dei benefici portati dai bianchi, di una civilizzazione materiale. A questa visione piuttosto spietata e a mio parere poco approfondita risponde con fermezza e precisione il sociologo Danilo Salcedo Vodonizza [ 2 ] con un interessante analisi che esordisce sostenendo che il popolo Mapuche, con le sue peculiarità culturali, sociali e religiose, è riconosciuto e rispettato in quanto tale dalla Comunità Internazionale.

Non è dunque possibile sostenere di trovarsi di fronte ad un popolo che si è assimilato alla cultura e al modo di vita dei dominatori, anche perché i benefici materiali di cui parla Villabos e dai quali gli indigeni sarebbero stati attratti , per ottenere i quali avrebbero abbandonato le proprie tradizioni, non sono per nulla presenti nella vita e nelle odierne comunità mapuche. Uno dei maggiori problemi che caratterizzano le comunità odierne è infatti l'estrema povertà, l'emarginazione e la difficoltà a provvedere alle elementari necessità di sussistenza. Il sociologo presenta quindi l'immagine di una cultura che non ha mai rinunciato alle proprie tradizioni, ma che anzi è eroicamente sopravvissuta nonostante il dominio e l'influenza culturale straniera, continuando sempre a porteare avanti la lotta per i propri diritti.

Dalla lettura di questi due articoli e dallo studio del popolo mapuche, come di fronte a moltissime altre situazioni in cui una minoranza etnica, una popolazione indigena, una tradizione antica, lotta per la propria sopravvivenza e per i propri diritti, nasce una riflessione difficile, in cui si mescolano differenti aspetti. Nella realtà contemporanea, caratterizzata da una sempre maggiore globalizzazione economica, da una circolazione sempre più ampia di merci e da una crescente mobilità delle prsone, è difficile trovare un posto alle tradizioni locali e individuare il modo giusto di mantenerle in vita senza però confinarle nella povertà, nell'arretratezza e nell'emarginazione. Com'è possibile mantenere una tradizione senza però restare isolati e in disparte rispetto ad un mondo che sembra muoversi sempre più nel globale, annullando differenze e peculiarità? Come si possono difendere e rivendicare queste peculiarità in un contesto di dilagante omogeneizzazione? La risposta è forse quella proposta da alcuni studiosi del fenomeno della globalizzazione e anche dai movimenti politici e culturali nati negli ultimi decenni, che vede la globalizzazione possibile come una globalizzazione innanzitutto culturale ed umana, dove cioè sia possibile uno scambio e una libera circolazione di idee e identità culturali, senza però che alcuna peculiarità venga intaccata, nel rispetto e nella rivendicazione dell'alterità.

UNO SGUARDO ALLA STORIA DEL POPOLO MAPUCHE

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Per risalire alle origini del popolo mapuche, conosciuto nella storia recente come unica popolazione nativa che non fu dominata dagli Spagnoli, bisogna partire dal 800- 700aC, quando una tribù probabilmente imparentata con i Guaranì del Brasile (gruppo etno- linguistico del Sudamerica stanziato dalla costa atlantica del Brasile meridionale fino al Paraguay) attraversò le Ande stanziandosi poi nella parte centro- meridionale del Cile, diffondendosi a nord fino ai confini del deserto di Atacama. Questa popolazione si attribuì il nome di Mapuche, che significa letteralmente "popolo della terra" (mapu=terra, che=popolo) , un nome che è successivamente diventato simbolo della resistenza contro gli Spagnoli e della attuale lotta per i diritti fondamentali. I Mapuche erano un popolo di cacciatori e raccoglitori, con un forte senso di valore guerriero, che rimase una loro caratteristica anche successivamente, quando divennero agricoltori e appresero l'irrigazione dagli Atacamenos (popolazione che viveva nel deserto di Atacama).

Questi indios sudamericani, proprio per l'indole guerriera che li caratterizzava e che non permise agli Spagnoli di sottometterli, avevano spesso scontri violenti non solo con le popolazioni vicine ma anche fra gruppi interni allo stesso popolo mapuche, dal momento che non esisteva un'organizzazione politico- militare centralizzata e solida, ma una confederazione di tribù tra loro indipendenti. Gli Inca attribuirono ai Mapuche l'appellativo "Auca", che significa ribelle, feroce proprio perché essi opponevano resistenza alla loro dominazione, continuando a mantenere la propria organizzazione politica e sociale, senza mai sentire l'esigenza nè di una maggiore centralizzazione, nè di una società rigida e fortemente strutturata come quella incaica.

All'arrivo degli Spagnoli nel 1541, capeggiati da Pedro de Valdivia, i Mapuche erano circa due milioni e occupavano un vasto territorio del cono sud del continente, territorio ricco di risorse naturali e metalli. Il gruppo etnico dei Picunche (Picun=nord e che=popolo) venne soggiogato dopo feroci scontri, il nord del territorio mapuche cadde quindi in mano agli Spagnoli, che dalle regioni settentrionali, in cui furono subito innalzati forti e postazioni dell'esercito, partivano con offensive nel sud, per conquistare anche la parte meridionale delle terre indigene, mentre i nativi dei gruppi del nord erano costretti al lavoro delle terre oppure venivano assoldati nelle truppe ausiliarie.

Le terre occupate erano spartite tra ufficiali e soldati, in seguito furono vendute a costi bassissimi o anche cedute ad Europei per incentivare la migrazione e la colonizzazione del continente. La resistenza agli Spagnoli da parte del popolo Mapuche fu da subito molto feroce, soprattutto di forza inaspettata. Nel 1553 Pedro de Valdivia venne ucciso, episodio che rese evidente la differenza della situazione del sud rispetto alle Ande centrali e settentrionali. Molte sono le ipotesi che potrebbero spiegare la straordinaria lotta, che durò più di trecento anni, fino alla costituzione dello stato cileno nel 1881, portata avanti dai Mapuche.

Nel 1521 Cortes aveva conquistato, dopo tre anni di scontri, l'Impero atzeco in Messico e tra il 1531 e il 1533 Pizarro aveva portato a termine l'assoggettamento dell'Impero Inca in Perù. Com'è stata possibile una resistenza tanto lunga da parte di una popolazione considerata primitiva e arretrata ad un esercito allora tra i più forti?

Eduardo A. Cruz Farias, docente di Sociologia presso l'Università di Concepciòn (Cile), propone un'analisi [ 3 ] della lunga resistenza dei Mapuche attraverso un confronto con gli Atzechi. Il "popolo della terra" era un popolo di guerrieri, abituato allo scontro e da sempre indipendente, mai soggetto ad un forte controllo da parte di un potere centralizzato. Inoltre in questa società (diversamente dall'Impero Atzeco e da quello Incaico) non era presente il concetto di schiavitù, non era concepibile l'idea di una dominazione straniera, esterna, al di sopra della popolazione stessa. La storia di questo popolo era costellata di guerre e forgiata dallo scontro, attraverso il quale venivano sempre definiti il potere e la forza. Il valore del guerriero era ingrediente della vita quotidiana di ogni Mapuche. Anche la religione, che dava particolare importanza al culto degli antenati e ancorava i Mapuche ai loro luoghi d'origine, dava forti motivazioni per la difesa delle proprie terre e del proprio modo di vita. Altro elemento importante fu la flessibilità e la capacità di imparare e fare proprie le tecniche di guerra del nemico, così come quella di adottare le sue armi. Nell'arte della guerra questo popolo si dimostrò innovativo e creativo, fu il primo tra i nativi del Sudamerica ad utilizzare l'artiglieria e adottò anche una strategia che combinava fanteria e cavalleria per potersi muovere meglio e più velocemente anche sui terreni più difficili, mentre in situazioni in cui il rischio della sconfitta era troppo alto usavano sottomettersi agli Spagnoli aspettando il momento opportuno per la ribellione, una volta abbassata la guardia dei conquistatori.

I Mapuche adottarono subito l'uso del cavallo, già alla fine del 1500 avevano una cavalleria di larga formazione, oltre alla tattica della guerriglia, per cui il tipo di ambiente (giungla e terreno montagnoso) era adatto, lo spionaggio presso il nemico, le fortificazioni e le sentinelle, le avanguardie. Generalmente questo popolo mantenne però soprattutto le proprie tradizionali armi (lance, bastoni) , ritenendo più importante la tattica e la capacità di sorprendere il nemico. In conclusione si può affermare che furono gli aspetti politici, religiosi e militari della società Mapuche a fare la differenza nello scontro con gli Spagnoli, che senza dubbio non si aspettavano una così fiera resistenza. Il sociologo Farias tiene infine a sottolineare che l'arrivo dei conquistatori alterò in ogni caso irrimediabilmente la vita e la cultura di questo popolo, forse non con una definitiva sconfitta militare ma con armi più sottili e al contempo più destabilizzanti, come l'imposizione di aspetti culturali e sociali estranei, ad esempio il sistema dell'encomienda, l'espropriazione delle terre e la messa a coltura in larga scala, i tentativi di cristianizzazione e di appropriazione delle ricchezze offerte dal territorio. Moltissimi indios furono inoltre sterminati dalle malattie provenienti dall'Europa.

Nel 1598 a Curalabà i Mapuche attaccarono le truppe dell'allora governatore Martìn Garcìa Onez de Loyola, sconfiggendole e uccidendo de Loyola. Questo fu un segnale forte di affermazione della necessità di una comune battaglia per la libertà, di un'alleanza di tutti i Mapuche (concetto di Gvla- Mapu, che significa "tutta la nazione Mapuche"). Gli scontri dell'inizio del 1600 ebbero come causa scatenante la fondazione del forte di Santa Cruz all'affluenza dei fiumi Loja e Biobìo. Inoltre gli Spagnoli erano militarmente indeboliti e poco motivati, mentre tra gli indios cresceva la mobilitazione, l'esperienza in battaglia e in particolare l'esasperazione per la presenza straniera che si caratterizzava anche per la sua crudeltà. Nel 1612 il governatore Alonso de Ribera decise di riconoscere il fiume Biobìo come confine del territorio Mapuche e condurre una guerre difensiva, pensando ad una situazione momentanea, con l'intenzione di un'avanzata futura.

Nel 1608 il re aveva dato il suo permesso per utilizzare gli indios prigionieri come schiavi e dopo il 1612 si rafforzarono i pretesti per continue "spedizioni punitive" in cui venivano fatti prigionieri poi venduti come schiavi mentre l'esercito, al suo passaggio, lasciava dietro di sé terra bruciata. A nord del Biobìo gli indios venivano utilizzati come forza- lavoro, data la grande necessità di manodopera in sudamerica in quel periodo, o come soldati in truppe ausiliarie. I più feroci attacchi Mapuche furono causati da provvedimenti spagnoli, nel 1654- '56 ebbe luogo l'ultimo grande scontro di questo secolo, in risposta alle spedizioni di cattura degli schiavi in Araucania. Gli spagnoli si ritirarono alla foce del Biobìo e 200km a nord oltre il fiume Male. Dopo poco però si tornò ad avere il Biobìo come confine. Ma il 1600 non fu caratterizzato soltanto da scontri, la realtà quotidiana dell'Araucania comprendeva anche aspetti di convivenza e scambio, la vita nelle terre di confine era regolamentata da frequenti accordi di pace, definiti durante incontri chiamati "parlamentos", cerimonie sontuose e abbastanza frequenti, in cui i capi Mapuche si incontravano con autorità politiche, religiose e militari dei bianchi. Il primo e più noto di questi avvenimenti è il trattato di Quillìn del 1641, l'ultimo di questo secolo è del 1683, anno in cui viene proibita la schiavitù, che sancì un lungo periodo di pace al confine, caratterizzato anche da frequenti scambi commerciali.

Il 1700 fu un periodo relativamente pacifico, in cui ebbero luogo due guerre, nell'estate 1723 fino al 1724 e tra il 1766 e il 1770. Nel 1723 l'attacco fu provocato dal comandante delle truppe di confine, Manuel de Salamanca, che si rese colpevole di gravi abusi nel tentativo di realizzare un monopolio commerciale. Tentò di impedire agli indios la scelta dei loro partners commerciali, punendoli con il rapimento e la vendita di donne e bambini se interrompevano la consegna delle merci. L'attacco dei Mapuche raggiunse Isola Laja, valle centrale tra i fiumi Laja e Biobìo, gli Spagnoli dovettero così rinunciare ad alcuni forti a sud del Biobìo. Nel 1766 i Mapuche furono costretti nella valle centrale a sud del Biobìo in villaggi coloniali , provvedimento adottato dal governatore Antonio de Guill y Gonzaga che voleva imporre un ordine del re risalente al 1665. Questo provocò la feroce ribellione degli indios, che ancora una volta non si lasciarono soggiogare. Durante il 1700 ebbero luogo dieci "parlamentos", alcuni per la spinta dei capi indigeni che tenevano in grande considerazione le cerimonie e lo scambio di doni. Spesso lo scopo di questi incontri non era solo la decisione di una tregua ma anche la risoluzione di problemi legati alla vita quotidiana.

Oltre alla parte sud del loro territorio ancestrale i Mapuche avevano conservato anche delle terre a ovest, odierna Argentina, un territorio che andava dalle Ande al Rio de la Plata. All'arrivo dei conquistatori la Pampa era popolata prevalentemente da indios che vivevano di caccia e raccolta, durante il 1600 i primi Mapuche valicarono le Ande per la cattura di bovini e cavalli inselvatichiti, mentre i gruppi della Pampa erano stati decimati durante il periodo della colonizzazione dai numerosi scontri e dalle malattie europee. Scontri avvenivano inoltre anche tra gli stessi indios: i cacciatori della Pampa, i Mapuche e i Tehuelche (gruppo della Patagonia). Gli abitanti della Pampa che rimasero si mescolarono a queste popolazioni e agli Spagnoli. Durante il 1700 gruppi di indios araucani si stanziarono nel territorio argentino, fenomeno denominato "araucanizzazione della Pampa", non solo per la migrazione degli indigeni del Cile ma anche per l'influenza che la loro cultura ebbe sui cacciatori originari di queste terre. Anche i Mapuche adottarono alcuni aspetti della vita della Pampa, come ad esempio l'uso della tenda di pelle.

Già all'inizio del 1800 gli Araucani dominavano tutta la Pampa e la migrazione continuò anche nel periodo successivo, dal momento che le terre argentine avevano abbondanza di animali, cavalli, bovini e guanacos. Dal 1776 Buenos Aires divenne sede del viceré spagnolo, vennero costruiti un forte e un confine. In questa regione, presso Rio de la Plata, i raporti con gli indigeni erano allora prevalentemente pacifici. Nel 1806 gli inglesi occuparono Buenos Aires, in questa circostanza molti capi Mapuche della Pampa offrirono il proprio aiuto agli Spagnoli, decidendo di unirsi a loro per combattere la nuova occupazione, ma gli Spagnoli rifiutarono l'offerta. Nel 1810 ebbero inizio in Sudamerica le lotte per la liberazione dal dominio spagnolo, che portarono alla costituzione degli stati indipendenti di Cile e Argentina.

ARGENTINA

I disordini politici in questa regione portarono all'indebolimento delle postazioni di confine a La Plata. Nelle valli a ovest delle Ande (Pampa est) trovavano rifugio presso i Mapuche sia criminali che rifugiati politici. In questo periodo si formarono bande di bianchi e indios che compivano attacchi e scorrerie sia sul territorio cileno, sia sulle postazioni militari di Buenos Aires. Dal 1820 l'esercito argentino cominciò ad eseguire delle campagne mirate contro i Mapuche della Pampa ovest, anche se essi partecipavano raramente agli attacchi dei gruppi della Pampa est. Dietro a queste "azioni punitive", in cui i Mapuche fungevano evidentemente da capro espiatorio, si celavano molti interessi. Fino al 1828, infatti, l'esercito argentino, secondo le direttive del Presidente Rodriguez, conquistò ampi territori spingendosi sempre più ad ovest, territori che servivano per i pascoli. Dietro a questa appropriazione c'erano gli interessi dei latifondisti.

Ci furono tre campagne militari importanti, nel 1821, nel 1823 e nel 1824, che portarono alla fondazione a Sierra Tandil di Forte Indipendencia e all'avanzata fino a Sierra de la Ventana. Tra il 1826- 27 vennero fondati nuovi forti sul territorio occupato: Bàhia Blanca, Independencia, 25 de Mayo e Junìn. Secondo la politica argentina l'unica possibilità di pace con gli indios era che essi rinunciassero alle loro rivendicazioni, riconoscendo l'ampliamento territoriale violentemente portato avanti dai bianchi. Dopo feroci scontri nel 1833 in cui l'esercito era condotto da Juan Manuel Rosas, i territori più fertili della Pampa a est di Buenos Aires furono occupati dai bianchi e subito dopo passarono nelle mani dei latifondisti, che fondarono le Haziendas, grandi fattorie. Fino al 1852 Rosas fu dittatore a la Plata, gli scontri con gli indigeni furono sporadici e di piccole dimensioni, dal momento che Rosas decise di mantenere una situazione pacifica attraverso regolari forniture di bestiame e merci.

Dopo le campagne di Rosas i Mapuche occupavano soltanto le regioni più aride della Pampa centrale ed est, trovando poca terra adatta al pascolo. La metà della popolazione india di questi territori viveva ormai nei luoghi conquistati dai bianchi, e veniva definita "indios amigos". In Argentina, dopo la caduta del dittatore Rosas nel 1852, si creò un vuoto di potere a cui seguirono disordini interni e guerra civile. Per un breve periodo, fino al 1862, i Mapuche riuscirono ad approfittare della situazione di caos. Ma appena il potere argentino ricominciò a consolidarsi l'esercito riprese l'avanzata nel territorio degli indios, nel 1874 il confine venne spostato ancora, con l'intenzione di comprendere in futuro l'intero territorio Mapuche. L'Argentina cominciò a rafforzarsi economicamente e politicamente, intanto, con il progresso tecnico, si fortificò anche l'idea di superiorità dei bianchi sui nativi, che riuscivano ad assumere solo una posizione di difesa. Nel 1879 la conquista della Pampa fu completata senza che l'esercito incontrasse forte resistenza, anche perché in molti tra i Mapuche erano fuggiti al di là delle Ande.

CILE

Nel 1817 i Realisti vennero sconfitti dalle truppe sotto il comando di San Martìn e O'Higgins, presso Chacabuco. Da qui si diressero ancora verso sud, in Araucania, e la mancanza di soldati indusse gli ufficiali ad arruolare più uomini possibile, di qualunque provenienza, nel proprio esercito. Così sia coloro che combattevano per l'indipendenza sia i Realisti cercavano di attirare gli indios dalla propria parte con la prospettiva di un bottino. I Mapuche, divisi dalle frequenti faide interne, decisero sia per uno che per l'altro fronte. Dal 1819 al 1822 durarono gli scontri tra Realisti e Patrioti. Questa guerra fu poi denominata "guerra a muerte" a causa della violenza che la caratterizzò da entrambe le parti. I decenni seguenti trascorsero senza incidenti, anche il commercio ebbe un momento di prosperità. Anche nella guerra civile del 1851 entrambe le parti cercarono e trovarono l'appoggio dei Mapuche. Le discordie interne a questo popolo giocarono dunque nuovamente un ruolo importante, impedendo una forte e costante unità. Ma questa volta la partecipazione degli indios alla guerra fu minore e più breve.

Dalla fine dell'epoca coloniale molti bianchi si stabilirono nel territorio Mapuche, a sud del Biobìo, occupando le terre o espropriandole con la forza. Vennero aperte miniere per l'estrazione del carbone e fonderie per il rame, oltre a fabbriche di mattoni. I bianchi che vivevano in questa regione si dedicavano inoltre all'allevamento di bovini e pecore per l'esportazione verso il nord e la coltivazione in grande quantità di cereali. I bianchi continuarono ad avanzare verso il fiume Mallevo e questo portò a nuove dispute con gli indigeni che si sentivano sempre più braccati, mentre anche nel sud dell'Araucania i bianchi guadagnavano sempre più terreno. Nel 1846 ebbe inizio nella regione di Valdivia l'immigrazione dai paesi tedeschi. Il governo cileno incentivava l'immigrazione soprattutto di contadini, per promuovere l'agricoltura, una buona parte di coloro che arrivavano erano anche artigiani, molti fuggivano da una situazione politicamente ed economicamente difficile dell'Europa centrale. L'arrivo dei coloni dal centro Europa portò ad un progresso economico nel sud e di conseguenza gli indigeni furono sempre più schiacciati in spazi esigui, in un territorio insufficiente anche per la semplice sopravvivenza. Ala fine del 1862 l'esercito cileno avanzò ancora fino ad ottenere un forte ad Angol, azione militare giustificata come una sanzione contro uno dei capi Mapuche che nella guerra civile scoppiata nel 1859 si era schierato dalla parte dei liberali.

A questo punto della storia Mapuche si incontra un avvenimento particolare e di fonti incerte, ma sicuramente curioso e degno di nota. Il re di Araucania e Patagonia Nel 1858 arrivò in Cile un avvocato francese, Orelie Antoine de Tounens, che con il permesso di uno dei capi Mapuche, Kùlapan, si stanziò in Araucania, presso Angol. Qui, conquistatosi la fiducia degli indios, creò una monarchia costituzionale ed ereditaria e si autoproclamò re Aurelio primo, regnante su Araucania e Patagonia. Kùlapan insieme ad altri capi elevò don Aurelio al rango di Ministro e Generale. Nel gennaio 1862 venne catturato dalle truppe cilene, processato e rispedito in Francia, dove continuò a fare propaganda per il suo regno. Quasi 10 anni dopo tornò in Sudamerica, in Argentina, nel 1871 raggiunse l'Araucania attraverso la Patagonia. Il generale Saavedra, però, saputo dei suoi spostamenti, mise una taglia sulla sua testa e re Aurelio tornò in Argentina e da lì in Francia. In Europa mantenne il titolo di Re di Araucania e Patagonia e si preoccupò che fosse tramandato ai suoi successori.

Questo breve resoconto è tratto dall'opera di Schindler [ 4 ]. L'autore è incerto sulla ricostruzione delle gesta di de Tounens e sul reale valore storico di questa figura, anche perché esistono solo due fonti importanti sulla vicenda: la descrizione dello stesso de Tounens e il rapporto del generale Saavedra, comunque poco obiettivo dal momento che lo considerava un ostacolo ai suoi progetti di sottomissione dei Mapuche. Ma il punto di vista degli stessi Mapuche sembra essere diverso. Il resoconto della vicenda, riportato in alcuni siti internet che forniscono informazioni anche storiche gestite da associazioni mapuche, oltre ad essere più dettagliato, conferisce a questa figura una luce più positiva e il carattere di difensore dei diritti degli indigeni.

L'immagine è quella di un uomo attratto dalle vicende dell'unico popolo che era riuscito a resistere agli spagnoli, affascinato da un mondo indigeno in cui si era integrato subito, adottandone il modo di vestire, la lingua e guadagnandosi il rispetto delle autorità Mapuche. Inoltre la costituzione del Regno di Araucania e Patagonia viene presentata come una possibilità per il popolo della terra di avere la propria indipendenza e trovare appoggio, alleanze e riconoscimento internazionale. La creazione di questo Regno venne discussa a lungo dai Mapuche, dopo numerose consultazioni, il 17 novembre 1860 venne approvata una Costituzione.

Fu allora che i governi cileno e argentino organizzarono una propaganda molto negativa per screditare il nuovo Regno e quando, nel 1862, imprigionarono de Tounens, lo dichiararono insano di mente, dal momento che consideravano anomalo che un bianco agisse in difesa di coloro che erano definiti "selvaggi". Questa è una versione Mapuche, che specifica che il legittimo successore di re Aurelio primo detiene a tutt'oggi il titolo di re di Araucania e Patagonia, e vive in Francia, "in esilio". Al di là delle differenze tra le due versioni è importante sottolineare che questa figura molto raramente viene citata nelle ricostruzioni della storia del popolo Mapuche, sia che siano di studiosi esterni, sia che siano degli stessi Mapuche. Rimane quindi una vicenda non ben definita, e forse anche questo contribuisce a sottolineare il suo carattere romantico e particolare.

Nel 1867 l'esercito cileno avanzò fino al fiume Mallevo ed Angol fu incluso nella nuova linea di confine, dai nuovi forti cominciò una guerra che lasciava dietro di sé terra bruciata, come nel 1600 donne e bambini venivano imprigionati e il bestiame rubato. Epidemie e fame sterminarono la popolazione Mapuche già messa a dura prova dagli scontri e dalle scorrerie dell'esercito. La resistenza degli indios cominciò ad affievolirsi a partire dal 1872, alcuni capi che risiedevano nel sud si dichiararono neutrali. Il confine rimase fermo fino al 1878, quando l'esercito si spinse fino a Rio Traiguèn, fondando una colonia a metà tra Angol e Temuco. In questi anni la guerra contro Perù e Bolivia portò allo spostamento del confine cileno a nord fino ad Arica. Tra il 1880- 81 i Mapuche videro un'occasione di riscatto dal momento che la guarnigione di confine era stata sostituita da una guardia civica, ma non raggiunsero risultati significativi. Nel febbraio 1881 l'esercito avanzò fino a Rio Cautìn e fondò Temuco, che sarebbe diventata la città più importante della regione. Nel gennaio 1883 la conquista dell'Araucania era stata completata.

Dopo la conquista, alla fine del 1800, il governo cileno classificò le regioni del sud come "scarsamente popolate" e venne nuovamente favorita l'immigrazione così come la fondazione di colonie. Lo Stato cileno espropriò il 90% delle terre mapuche, costringendo questo popolo a vivere in meno di mezzo milione di ettaro. Cinque milioni di ettari furono venduti all'asta ai bianchi, che fondarono colonie che divennero velocemente paesi e città oltre che sedi dell'amministrazione statale, come ad esempio Temuco, Valdivia e Osorno. I bianchi vedevano la popolazione nativa come un ostacolo al progresso e l'occupazione violenta dei loro territori era ormai ordinaria. Tra il 1884 e il 1929 la maggioranza dei Mapuche venne relegata nelle "Reducciones", sorta di riserve, descritte nei documenti dell'epoca come "Titulos de merced". Tutto questo, l'espropriazione di terre, l'avanzare dell'esercito, gli spostamenti forzati e la perdita dei luoghi legati alla tradizione, viene definito dalla storia ufficiale "Pacificazione dell'Araucania".

Secondo il diritto cileno le Reducciones erano proprietà collettive inalienabili, gli abitanti non avevano tasse da pagare e alla morte dei proprietari la terra doveva essere suddivisa tra i figli, anche se spesso non era sufficiente. Inoltre il terreno, a causa delle coltivazioni intensive e dei disboscamenti a cui anche gli stessi Mapuche si trovarono costretti data la scarsità del terreno coltivabile e adatto al pascolo a loro disposizione, cominciava ad inaridirsi. Dopo l'occupazione dell'Araucania il governo aspirava ad una veloce integrazione degli indios nella società cilena, per questo vennero costruite scuole e fu reso obbligatorio il servizio militare, anche la presenza delle Missioni venne rinforzata. L'estrema scarsità di terreno a disposizione (meno di un ettaro a famiglia) provocò la migrazione verso le città dei Mapuche più giovani in cerca di lavoro.

Intanto continuava l'appropriazione di terre da parte dei bianchi, sia con la violenza che con trucchi legali. Il governo sapeva perfettamente delle difficoltà dei Mapuche per la mancanza di terre e vedeva due diverse soluzioni a questo problema: cedere più terra agli indios oppure rafforzare l'esodo dalla campagna. Il governo Allende optò per la prima possibilità, durante questo periodo centinaia di famiglie Mapuche ricevettero terreni, ricavati anche dalla ridistribuzione della proprietà fondiaria. Questo governo portò infatti avanti una riforma agraria che fino al 1972 restituì ai Mapuche 700. 000 ettari di terre, alcuni di loro parteciparono all'occupazione di terreni appartenenti ai latifondisti, circa 75.000 ettari. Inoltre Allende emanò una legge, Ley No. 17. 729 del 1972, che garantiva ai Mapuche diritti fondamentali:
- restituzione dei diritti di proprietà sulle terre che erano state espropriate
- allargamento dei diritti territoriali
- sostegno agli aspetti sociali e culturali
- miglioramento del sistema sanitario
- insegnamento della lingua madre, Mapudungun.

Dopo il 1973, con il colpo di stato e la dittatura del generale Pinochet, i progressi fatti in questa direzione vennero quasi del tutto annullati. Il 22 marzo 1979 venne emanato il decreto legge 2568, che facilitava la spartizione delle Reducciones in proprietà private. Questa politica aveva infatti scelto la via dell'incentivazione dell'esodo dalle campagne, riducendo così il numero dei Mapuche che vivevano come piccoli contadini, in modo da lasciare spazio ai grandi latifondi. Secondo questo decreto la terra doveva essere suddivisa tra gli "ocupantes", cioè coloro che la abitavano e lavoravano da più anni, tra essi erano però moltissimi a non essere Mapuche. Così venne semplicemente legalizzato uno status quo che era stato realizzato nel corso degli anni con metodi illegali ed arbitrari. Questa legge stabiliva inoltre la non vendibilità della terra ma la possibilità di cederla in appalto. Considerando che erano possibili contratti di appalto di oltre 99 anni la non vendibilità della terra era facilmente aggirabile.

Un altro punto a sfavore degli indigeni e in contrasto con le loro consuetudini culturali è quello che sanciva l'impossibilità di suddividere ulteriormente la proprietà terriera tra gli eredi, questo, secondo il governo, per non ingrandire il problema dei mini- fondi. Ma gli effetti di questo provvedimento intaccavano la struttura familiare Mapuche, basata sul fatto che i figli, lontani o vicini che fossero, davano il loro aiuto ai genitori nel lavorare la terra sapendo di poter poi contare su una proprietà comune. Così anche i giovani che migravano nelle città in cerca di lavoro sapevano di poter sempre ritornare a casa con una possibilità di sussistenza. Ma dal momento che solo uno dei figli poteva ereditare la terra, spesso gli altri preferivano stabilirsi in città definitivamente, mancando in questo modo anche il sostegno ai genitori. Il governo sperava che con il tempo gli appezzamenti di terreno pù piccoli venissero rilevati dai grandi proprietari, rafforzandosi in questo modo sia il latifondismo che l'esodo dalle campagne e quindi l'assimilazione degli indios alla società cilena. Una frase di Augusto Pinochet rende l'idea della politica assunta dalla dittatura nei confronti dei Mapuche: "Non esistono popolazioni indigene, siamo tutti Cileni" (A. Pinochet; pogrom 160/91 p. 62). Appare chiara la linea di pensiero del dittatore, la sua intenzione di annientare la peculiarità culturale delle popolazioni indigene. Nel 1979 ci fu una segnalazione da parte del comitato interamericano per i diritti umani in America Latina (Comitè Interamericano de Derechos Humanos en America Latina) che constatò la persecuzione dei Mapuche in quanto popolazione indigena. Da subito dopo il colpo di stato fino alla fine degli anni '80 Pinochet portò avanti una politica di repressione violenta.

Esercito e polizia occupavano e distruggevano intere comunità, molti Mapuche vennero assassinati o torturati, tutte le organizzazioni che rendevano possibile una partecipazione degli indigeni nelle decisioni riguardo il loro destino a livello politico e sociale vennero abolite, i loro membri arrestati e torturati. Le leggi sulla proprietà, in primo luogo la legge n. 2. 568 del 1979, resero possibile la distruzione della proprietà collettiva ma anche di tutte le strutture e istituzioni politiche, sociali, economiche e culturali dei Mapuche, tradizionalmente legati alla gestione collettiva del territorio. Alla fine degli anni '80, delle 2. 060 comunità Mapuche esistenti agli inizi degli anni '70, ne rimasero solo 665. Ma già nel settembre 1978 i Mapuche, non accettando la situazione in modo passivo, cominciarono ad organizzarsi in Centros Culturales (centri culturali) per mantenere la propria identità e avere uno strumento di difesa.

I MAPUCHE OGGI: CONFLITTI E PROPOSTE, LOTTA E RICERCA DI DIALOGO

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Per dare uno sguardo d'insieme sull'attuale condizione del popolo Mapuche e su come questa si è sviluppata da dopo la dittatura di Pinochet fino ad oggi, per capire e cogliere il senso della mobilitazione del "popolo della terra" è utile seguire il filo del pensiero di Josè Aylwin, avvocato che lavora all'interno dell'Instituto de Estudios Indigenas all'Università de la Frontiera di Temuco. In due articoli in particolare [ 5 ] Alwin fornisce una descrizione chiara degli eventi e delle motivazioni che hanno portato alla situazione odierna. Un aspetto interessante che viene messo in luce in questi scritti è il rapporto della società cilena con la cultura indigena, quindi con quelle che sono le sue radici, le sue origini. Il Cile ha storicamente negato la sua appartenenza etnica così come le proprie origini culturali, relegando l'immagine degli indigeni a un passato che sembra non far parte della sua storia, a qualcosa di "folkloristico", adatto ai turisti. In particolare la borghesia ha costruito e interiorizzato nella mente delle persone l'idea che la società cilena è una società etnicamente omogenea, basata prevalentemente su origini europee. Quest'idea è stata promossa per secoli in differenti modi, dall'educazione scolastica, alla famiglia, alla letteratura, ed è diventata dominante durante il periodo repubblicano. La storiografia tradizionale ha portato avanti una prospettiva che vedeva una società omogenea risultato della fusione di europei e indigeni, ma con netto predominio degli europei e della loro cultura. Gli indigeni venivano visti come "popolazioni" isolate, appartenenti al settore rurale e in condizioni di povertà, che avevano bisogno di essere assimilate alla cultura cilena e allo sviluppo del Paese. Questa concezione e l'assoluta negazione di una realtà composta da differenti realtà etniche e culturali, contribuiscono a spiegare la politica assimilazionista e di non rispetto della realtà indigena portata avanti anche dopo la dittatura di Pinochet.

Il censo della popolazione del 1992 ha lasciato sorpresa e riluttante la società cilena, rilevando che il 10% della popolazione del Paese si dichiarava appartenente a una delle tre "culture"indigene riconosciute (Aymara, Rapa Nui, Mapuche). L'incapacità di settori importanti della società cilena di accettare la diversità etnica esistente nel Paese ha contribuito a porre enfasi sulla riforma dell'ordinamento giuridico come modalità per risolvere i conflitti sorti nel territorio Mapuche. Attraverso decreti e organi istituzionali si è cercato di risolvere quello che veniva visto come un disagio legato alle condizioni economiche e sociali di un settore della società, quando invece alla base delle richieste e delle rivendicazioni dei Mapuche c'è la necessità di un riconoscimento, il bisogno di avere dei diritti non solo individuali ma anche come popolo, come realtà culturale, come identità etnica e storica. Soltanto in questo modo, sottolinea più volte Aylwin, possono risolversi conflitti e disagi, senza il riconoscimento dell'altro appaiono del tutto inutili i provvedimenti giuridici, peraltro molto spesso rimasti senza applicazione pratica o addirittura non rispettati dallo stesso Stato.

SINTESI DELL'ATTUALE SITUAZIONE SOCIALE DEI MAPUCHE

I Mapuche sono il gruppo indigeno più numeroso del Cile, secondo il censo del 1992 sono circa 928. 060. Poco numerosi sono fra loro quelli che continuano a vivere in comunità rurali nel sud del Paese, l'80% di loro vive prevalentemente in aree urbane. La terra a disposizione è insufficiente, e soprattutto i giovani preferiscono migrare verso le città come Temuco o Santiago in cerca di lavoro. L'età media di coloro che continuano a vivere nelle comunità rurali si è alzata negli ultimi anni. Anche il livello di scolarizzazione è basso, così come la qualità della vita: il 73. 22% di giovani tra i 20 e i 24 anni ha terminato le scuole elementari, solo il 10% delle case mapuche ha la corrente elettrica e in molti non hanno né radio né alcun tipo di equipaggiamento elettronico (1995) Inoltre il 31, 43% della popolazione attiva dell'area rurale lavora fuori dalla propria comunità, non possedendo terreno sufficiente per la sussistenza della famiglia. Le condizioni dei Mapuche urbani non sono migliori, vivono ai margini delle grandi città e vengono considerati i poveri tra i poveri, se trovano lavoro è tra gli impieghi più umili, mal pagati e senza nessun tipo di garanzie di stabilità e sicurezza. Gli appartenenti alla popolazione indigena del Cile parteciparono attivamente alla restaurazione della democrazia dopo la dittatura, nel 1990. Le organizzazioni indigene che erano state create durante la resistenza al regime militare ebbero un ruolo importante, per questo molte delle loro richieste divennero parte del programma di governo che venne presentato dalla coalizione dei partiti democratici (Concertacion) nelle elezioni del 1989.

ACCORDO DI NUEVA IMPERIAL 1989 E LEGGE INDIGENA 1993

Nel 1989 le organizzazioni rappresentative indigene firmarono un accordo con la coalizione democratica (il cui candidato presidenziale era Patricio Aylwin) per cui, in cambio del loro appoggio i democratici si impegnavano al riconoscimento legale e costituzionale di alcuni diritti fondamentali come il riconoscimento della loro peculiarità culturale, della loro identità e della loro lingua, la possibilità di uno sviluppo economico in armonia con le loro tradizioni e il diritto di partecipare alle decisioni riguardanti il loro futuro. Per elaborare la proposta di riconoscimento legale e costituzionale di questi diritti venne formata una Commissione Speciale composta sia da rappresentanti del governo che da rappresentanti indigeni delle diverse etnie eletti dalle organizzazioni. Questa proposta venne discussa in centinaia di incontri nelle comunità rurali e urbane e nel gennaio 1991 al Congresso Nazionale degli Indigeni. La proposta venne presentata dal governo al Congresso Nazionale nel 1991, tra tutti gli aspetti che conteneva, tra cui un emendamento costituzionale e la ratifica della Convenzione169 della Organizzazione Internazionale del lavoro, venne preso in considerazione solo un'iniziativa legale e due anni dopo il Congresso approvò la legge No 19253 del 1993 per la "protezione, promozione e sviluppo della popolazione indigena". Questa legge, anche se dava una risposta molto limitata alle richieste indigene, riconosceva diritti che vennero ritenuti di grande rilevanza dalle organizzazioni indigene.

Alcuni fra questi:
- Il riconoscimento della società cilena come una realtà multietnica e multiculturale
- Il riconoscimento del dovere della società cilena e in particolare del governo, di rispettare, proteggere e promuovere lo sviluppo di queste popolazioni, le loro comunità e le loro famiglie così come le loro terre.
- la protezione delle terre garantite agli indigeni dallo Stato in passato e la costituzione di un fondo per l'acquisizione di diritti sulle acque e terre o per il trasferimento agli indigeni di diritti su di esse detenuti dallo Stato.
- la costituzione di un fondo di sviluppo per fornire alle comunità e alle famiglie un supporto finanziario per la promozione di iniziative economiche e culturali atte a migliorare la qualità della vita in modo conforme alla loro cultura.
- Il riconoscimento del diritto di essere considerati ed ascoltati in merito a decisioni che li riguardavano o riguardavano la loro vita
- Il riconoscimento e la protezione della loro cultura e della loro lingua
- La nascita della Corporazione Nazionale per lo Sviluppo Indigeno (CONADI) composta sia da esponenti del governo che da rappresentanti indigeni, che venne costituita nel 1994.

Attraverso l'azione della CONADI sono stati fatti progressi riconosciuti da tutti i settori della società:
- Diritti di partecipazione: creazione di un numero crescente di organizzazioni indigene legalmente riconosciute che permetteva di esporre le loro richieste così come la partecipazione attiva alla CONADI
- Diritti sulla terra: assicurazione della protezione delle terre Mapuche e dell'impossibilità della divisione delle rimanenti terre comuni, trasferimento ai Mapuche di circa 75. 000 ettari di terreni nel loro territorio.

Inoltre il fondo di sviluppo istituito per le popolazioni indigene ha permesso la creazione di iniziative economiche e culturali autogestite dalle organizzazioni indigene, in aree sia urbane che rurali. Anche se insufficienti rispetto ai reali bisogni delle comunità indigene, queste iniziative hanno portato dei risultati e dei miglioramenti che vanno riconosciuti: hanno permesso lo sviluppo di agricoltura e allevamento in aree rurali, di industrie su piccola scala in area urbana, la costruzione di centri per le comunità, programmi di educazione bilingue e interculturale. Il lavoro di collaborazione tra CONADI e esponenti delle culture indigene ha inoltre portato degli sviluppi positivi nel rapporto con la società cilena, che ha cominciato a riconoscere il contributo passato e presente di questi differenti gruppi etnici all'interno della società. Ma la legge infine promulgata dal governo è frutto di numerose modifiche che danneggiarono notevolmente il riconoscimento della domanda indigena.

- Diritto di partecipazione: in sostanza la legge del 1993 riconosce agli indigeni una partecipazione di carattere consultivo, la loro opinione non risulta quindi in nessun modo vincolante. Inoltre proibisce alle associazioni di assumere la rappresentanza delle comunità e non contempla la possibilità di costituire confederazioni di associazioni o di comunità.
- Diritti sulla terra: in questa materia la legge enfatizzò il riconoscimento delle terre indigene, quelle occupate dalle comunità o dai singoli indigeni nel 1823, e sulla protezione giuridica di questi terreni, oltre che sull'intenzione di ampliarli.

Ma oltre ad essere insufficiente ai bisogni degli indigeni la terra loro destinata, il Congresso non ha inserito nella legge molte richieste dei Mapuche, come ad esempio il fatto che gli indigeni, in uguaglianza di condizioni con altri interessati, detengano un diritto di precedenza per i diritti su acqua, produzione mineraria, ricchezze boschive, uso della costa. Non c'è quindi una reale protezione dei diritti sulle risorse naturali delle terre indigene. Appare evidente che i progetti che erano destinati al riconoscimento del popolo indigeno, come ad esempio la ratifica del Convenio No. 169 della Organizzazione Internazionale del Lavoro, non sono stati presi nella giusta considerazione e molte richieste e necessità degli indigeni sono state ignorate. Bisogna però riconoscere il valore dell'azione della CONADI, che ha cercato, finchè è stato possibile, di rendere concreti e reali i riconoscimenti dei diritti riconosciuti dalla legge del 1993. Questa istituzione, inizialmente con l'appoggio di gran parte del movimento indigeno, ha portato avanti una serie di progetti e programmi come l'acquisizione già menzionata di 75. 000 ettari di terra da parte di individui e comunità Mapuche tra il 1994 e il 1997 o l'appoggio a iniziative di sviluppo economico, sociale e culturale indigene mediante il Fondo di Sviluppo o ancora la costituzione di aree di sviluppo indigene, due delle quali in territorio Mapuche. A questo punto bisogna considerare la contraddizione esistente tra queste iniziative, il dovere di tutela che la legge assegna allo Stato rispetto alle comunità indigene del Paese e la linea politica dell'amministrazione del Presidente Frei Ruz- Tagle, con il suo appoggio ai "progetti di sviluppo" che mettono in pericolo la sopravvivenza materiale e culturale dei Mapuche.

GLOBALIZZAZIONE E POLITICA DEL GOVERNO

I progressi, non ancora sufficienti, che sono stati fatti e i risultati raggiunti con la legge del 1993 e attraverso la CONADI sono stati presto smentiti dalla politica economica governativa, orientata verso la globalizzazione e l'apertura del Cile al mercato internazionale. La linea politica del Presidente Eduardo Frei, che orienta gran parte dell'attività economica verso l'esportazione, e porta avanti numerosi progetti di sviluppo all'interno del territorio indigeno. Questi progetti sono basati sull'uso e sull'appropriazione delle terre indigene, delle acque e delle risorse naturali in generale, su cui non solo è basata la sussistenza di molte comunità ma che sono fondamentali per la loro cultura e il loro modo di vita.

La legislazione esistente, che non ha tenuto conto già nei primi anni '90 di molte richieste dei rappresentanti indigeni, no garantisce una protezione sufficiente alle risorse naturali del territorio indigeno. Inoltre le comunità indigene non sono state consultate (contrariamente a quanto stabilito nella legge del 1993, che a questo punto sembra essere priva di valore anche nei limitati risultati raggiunti) e la politica "compensatoria" nei loro confronti è comunque insufficiente. I progetti che vengono portati avanti nel territorio indigeno, anche se provengono da settori privati, coinvolgono la partecipazione dello Stato, sia con l'intervento diretto di agenzie pubbliche, sia indirettamente attraverso autorizzazioni e supporto.

Centrali idroelettriche sul fiume Biobìo
Già negli anni '60 ENDESA (Ente Nazionale per l'Energia, ora una società privata) pianificò la costruzione di una serie di centrali idroelettriche sul fiume Biobìo, in un'area che è il territorio ancestrale di un gruppo Mapuche, i Pehuenche. Nel 1996, nonostante l'opposizione dei gruppi indigeni venne ultimata la costruzione di una prima diga, nel 1994 ENDESA annunciò la costruzione di una seconda diga, Ralco, progetto che comporterebbe lo spostamento obbligato di 100 familie pehuenche, circa 500 persone. Nel 1997 il governo ha deciso di autorizzare il progetto, senza considerare né la netta opposizione dei Mapuche, né il fatto che si sono opposte anche venti agenzie governative, compresa la CONADI, a causa dell'impatto negativo che la costruzione di questa diga avrebbe sulla vita presente e futura delle comunità di Pehuenche. Questa decisione viene giustificata con la crescente necessità di energia elettrica nella regine, a causa dell'industrializzazione e delle necessità delle industrie forestali, che, tra l'altro, contribuiscono a loro volta all'appropriazione e allo sfruttamento del territorio indigeno. Il governo non ha tenuto da conto nemmeno la netta opposizione della CONADI, il cui consenso, secondo la legge, avrebbe dovuto essere vincolante. ENDESA sta quindi portando avanti il progetto con l'appoggio e il consenso del governo.

Industria forestale
Negli ultimi anni l'industria forestale ha avuto una grossa crescita in Cile, in particolare per il mercato estero, espandendosi soprattutto nel sud del Paese. Molto terre vengono usate per piantare specie esotiche che crescono più rapidamente, come ad esempio l'eucalipto, e queste piantagioni sono arrivate a circondare le comunità Mapuche, e ad occupare le loro terre, portando cambiamenti non solo nel tipo di flora esistente sul territorio ma anche nel suolo, provocando erosione e affaticamento. Non essendo prese in considerazione il disagio degli indigeni dal governo, tra il 1997 e il 1998 molte comunità hanno portato avanti azioni di protesta contro le compagnie forestali, come l'occupazione della terra. La reazione dello Stato appare contraddittoria: mentrela CONADI ha cercato di mediare e trovare una soluzione ai giusti reclami degli indigeni, il governo ha continuato a usare ogni mezzo, repressione inclusa, per impedire il ripetersi di azioni di protesta di questo tipo.

La costruzione di autostrade
In questo caso i progetti che mettono in pericolo la sopravvivenza materiale e culturale delle comunità Mapuche provengono direttamente dallo Stato. Il ministro dei Lavori Pubblici ha infatti pianificato la costruzione di due autostrade che attraverserebbero il cuore del territorio Mapuche. Una è la Coastal Highway, 949 km, lunga la costa del Pacifico nel sud del Cile, dalla regine del Biobìo alla regine di Los Lagos. L'altro progetto è la costruzione di un'autostrada che da Santiago arrivi a Puerto Montt. Questi "progetti di sviluppo" non solo sono stati portati avanti ignorando l'opposizione del popolo Mapuche ma anche trasgredendo diritti che la legislazione vigente riconosce agli indigeni e il dovere di protezine e tutela che lo Stato si era assunto nei confronti di questi popoli. Per molti indigeni è difficile comprendere la politica del governo dal momento che è nettamente in contrasto con l'Accordo di Nueva Imperial. le modalità, la velocità e le dimensioni dei progetti portati avanti nel territorio Mapuche hanno portato alcune organizzazioni indigene a definire questa situazione "seconda occupazione dell'Auracania". La stessa CONADI, dopo aver manifestato la sua opposizione alla linea politica del governo, ha subito delle modifiche al suo interno. L'amministrazione Frei ha infatti sostituito il precedente Direttore Nazionale con qualcuno più disponibile ad accettare i progetti che minacciano la sopravvivenza dei Mapuche. Nel novembre 1997 il Congresso Nazionale Mapuche ha reso pubblica la propria opposizione ai progetti di sviluppo, denunciando il loro impatto negativo sulla vita sociale e culturale di molte comunità. Durante il 1998 le organizzazioni Mapuche hanno optato per una strategia differente in difesa dei loro territori, dal momento che le loro proteste e richieste non venivano prese in considerazione. Hanno portato avanti "azioni di disturbo" bloccando strade e occupando le terre che gli appartengono e che vengono utilizzate per i progetti di sviluppo dalle grandi multinazionali o dallo Stato stesso.

A questo punto appare evidente che l'era dell'Accordo di Nueva Imperial è terminata, lasciando spazio ad una situazione di nuovo conflitto. Il rapporto tra Stato e Mapuche si è deteriorato. Il governo ha avuto un atteggiamento ambivalente di fronte alle proteste ed alle azioni delle organizzazioni indigene, alcune autorità hanno cercato il dialogo con le comunità, altre invece hanno optato per l'applicazione della Legge di Sicurezza Interna Nazionale e per disporre delle forze di polizia. Lo Stato, con i cambiamenti fatti all'interno della CONADI, si è assicurato inoltre un maggior controllo su questa istituzione. In questa situazione i Mapuche si sono allontanati sia dallo Stato che dalla CONADI, nonostante gli sforzi realizzati nel 1999 dall'amministrazione di Frei Ruiz- Tagle per trovare degli accordi, il distacco si è acutizzato da entrambe le parti, sembra che questa sia una nuova fase caratterizzata dal fraintendimento e dalla mancanza di punti di incontro.

UNA NUOVA FASE DI CONFLITTO E DI RICHIESTA MAPUCHE

Negli ultimi anni c'è stata una significativa evoluzione della domanda del popolo Mapuche rispetto a quella formulata al termine del regime militare. Mentre prima le richieste erano incentrate sul diritto alla terra e sulla possibilità di partecipazione all'interno dello Stato, si sono in seguito evolute verso il diritto ad uno sviluppo politico e culturale autonomo all'interno i un territorio rivendicato come indigeno e mai del tutto riconosciuto come tale dallo Stato. C'è quindi un di stanziamento forte dal governo, una necessità di muoversi autonomamente invece che al suo interno, per questo anche la CONADI, che in ultima istanza risponde al governo, non è compatibile con questa nuova domanda. Questa evoluzione nasce indubbiamente dall'insoddisfazione dei Mapuche rispetto alla politica del governo, dalla consapevolezza crescente della non considerazione della vita economica e culturale delle comunità indigene, dall'evidente non rispetto dell'impegno di tutela assunto nel 1993. Ma ha influito anche il dibattito che si è sviluppato a livello internazionale rispetto ai diritti dei popoli indigeni. Molti forum internazionali hanno evidenziato la necessità di un riconoscimento dei diritti di questi popoli.

- Organizzazione Internazionale del Lavoro: nell'Accordo No. 169 del 1989 riconosce ai popoli indigeni il carattere di tali e il loro diritto a partecipare alla definizione delle materie che li riguardano, oltre al diritto di possesso e proprietà delle terre che tradizionalmente occupano e sulle risorse naturali.
- Organizzazione degli Stati Americani: riconoscimento di importanti diritti a livello politico territoriale e culturale dei popoli indigeni attraverso la Commissione Interamericana di Diritti Umani nel 1997.
- Organizzazione delle Nazioni Unite: adotta nel 1994, attraverso la SottoCommissione di Prevenzione della Discriminazione e di Protezione delle Minoranze, il Progetto di Dichiarazione delle Nazioni Unite riguardo i Diritti dei Popoli Indigeni.

Anche se si tratta di progetti di dichiarazione e non di approvazione di normative, hanno avuto un certo impatto sulla politica di alcuni Stati, come il Canada o la Danimarca, che hanno riconosciuto diritti di autonomia e sulla terra alle minoranze al proprio interno. I popoli indigeni del Cile hanno partecipato attivamente ai dibattiti internazionali riguardo questi diritti, e questo confronto con la situazione mondiale ha influito sull'enfasi che le organizzazioni Mapuche pongono negli ultimi anni nelle loro richieste e rivendicazioni. Inoltre le organizzazioni indigene sono aumentate e si sono fortificate elaborando nuove proposte e ribadendo i diritti delle comunità.

In risposta a questa nuova situazione il governo ha promosso alcune iniziative nel 1999. Oltre alla costituzione di una Commissione in Tema di Sviluppo Indigeno e l'annuncio di una serie di iniziative destinate a promuovere lo sviluppo indigeno il Presidente Frei si è impegnato a riconoscere costituzionalmente i popoli indigeni come tali e a ratificare l'Accordo No. 169 della OIT e alla realizzazione di un "giro di consultazioni" delle comunità indigene attraverso i così chiamati "dialoghi comunali" in cambio della sottoscrizione da parte delle organizzazioni indigene del Patto per il Rispetto Cittadino attraverso il qule si pretendeva "…la pace il rispetto e la celebrazione della diversità estirpando l'ignoranza, la violenza e la discriminazione. " Ma molti di questi provvedimenti non sono ancora stati realizzati e il conflitto nel territorio Mapuche si sta acutizzando, dl momento che le problematiche delle comunità indigene continuano ad essere le stesse e continuano a non essere prese nella giusta considerazione. Il governo continua a dare il suo appoggio ai "progetti di sviluppo" e ha incrementato la repressione contro le azioni di opposizione portate avanti dai Mapuche.

Non appare possibile il superamento dei conflitti con queste modalità. C'è la necessità di un dialogo e di un confronto profondi, e alla base di qualunque iniziativa dovrebbe esserci un reale riconoscimento del popolo Mapuche, della sua storia, della sua cultura e della sua esistenza come realtà etnica diversa all'interno del Cile, non come un settore disagiato e marginale della popolazione. Devono essere poste la basi per una convivenza interetnica, senza questo presupposto la riforma dell'ordinamento giuridico e il riconoscimento di alcuni diritti, peraltro spesso smentito dalla linea politica del governo, risultano del tutto inutili. È inoltre fondamentale tenere conto della mobilitazione a livello internazionale degli ultimi anni che ribadisce la necessità di una globalizzazione non solo di dimensione economica, ma anche e soprattutto di dimensione etica e culturale.

Negli ultimi anni la lotta del popolo Mapuche si è fatta più difficile, ma anche più forte. Il governo utilizza come mezzo di repressione la legge sulla sicurezza interna, nel 2003 95 indigeni erano prigionieri politici nelle carceri cilene, tra cui anche numerosi minorenni. Nel luglio 2003 Rodolfo Stavenhagen, l'incaricato speciale delle Nazioni Unite per le questioni indigene, dichiarò legittime le richieste dei Mapuche e pacifica la loro lotta, condannando allo stesso tempo la legge cilena per la sicurezza interna.

IL PARLAMENTO MAPUCHE

Dal 6 al 12 ottobre 2003 ha avuto luogo, a Lota, città costiera nelle vicinanze di Concepciòn, il "congresso per un'Alleanza Strategica del popolo Mapuche". L'obiettivo del Congresso era quello di discutere la modalità con cui portare avanti la rivendicazione di diritti umani e civili e anche darsi una nuova struttura e rappresentanza, in un contesto che offre la possibilità di una organizzazione unitaria, dal momento che erano presenti 330 delegati, in rappresentanza delle entità territoriali Mapuche di tutto il Paese. L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha dato il patrocinio al Congresso, garantendo la copertura finanziaria. I risultati raggiunti in queste giornate, che hanno permesso in primo luogo di ritrovare un sentimento di unità come popolo e quindi una grande forza per la propria lotta, sono i seguenti:
- Un'Alleanza Strategica delle Entità Territoriali Mapuche per la difea e il mantenimento della propria lingua e cultura, per la soluzione dei conflitti in corso e per il generale miglioramento delle condizioni di vita.
- La decisione di creare un Parlamento Mapuche, Parlamento Naciòn Mapuche, che dovrà essere formato dai ministeri di Economia, Relazioni Internazionali, Giustizia, Sanità e Casa, Educazione e Cultura, e sarà composto da quattro delegati per ogni Entità Territoriale.
- La decisone di lavorare per il riconoscimento costituzionale del popolo Mapuche da parte del governo e dei partiti politici cileni, di chiedere la ratifica della Convenzione ILO 169 da parte dello Stato Cileno.
- L'appoggio ad una soluzione rapida a favore dei Mapuche nelle zone di conflitto
- Solidarietà con i prigionieri politici Mapuche.
- Sarà chiesta la riparazione del debito storico.

Le osservatrici internazionali dell'APM hanno rilevato diversi elementi positivi in questa importante iniziativa. In primo luogo il fatto che il Congresso sia stato realizzato su desiderio dei Mapuche stessi, senza alcuna pressione dall'esterno, né da parte dell'APM, né da parte di partiti politici o altre rappresentanze. Altro punto molto importante, gli organizzatori hanno cercato di riunire i rappresentanti di tutte le Entità Territoriali (anche se alcune non hanno voluto o potuto partecipare) e quante più organizzazioni ed associazioni Mapuche possibile. Non vi sono state rotture interne, l'idea di fondo è rimasta per tutti i giorni del Congresso, quella di un agire comune. Non ci sono stati ostacoli neppure dall'esterno. Infine, molto rilevante è il fatto che lo svolgimento del Congresso è stato caratterizzato da democrazia e trasparenza, tutte le decisioni sono infatti state prese dall'intera assemblea, così come anche l'ambito di lavoro del Parlamento è stato definito da tutti i delegati, non soltanto dal comitato organizzatore. Tutto questo ha creato una base per un lavoro autonomo e orientato verso il futuro.

ASPETTI CULTURALI, SOCIALI E RELIGIOSI DEL "POPOLO DELLA TERRA"

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ECONOMIA

La terra del popolo Mapuche si trova nel Cono Sur del Sudamerica, oggi territorio cileno e argentino. L'universo ancestrale dei Mapuche (Wall- Mapu) comprende le comunità Puelche (dell'Est) , Pikunche (del Nord) , Villiche (del Sud) , Pewenche (Araucaria) , Lafkenche (del mare) , Nagche (della pianura) , Wenteche (delle vallate). Oggi questo popolo che ha le sue radici nel periodo precolombiano, risiede soprattutto nelle province del Bìo- Bìo, di Arauco, Mallevo, Cautìn, Valdivia, Osorno, Llnquihue e Chiloè. In molti si sono trasferiti nei grandi centri urbani di Santiago, Concepciòn, Valparaiso, Temuco e Valdivia. Al loro arrivo nel centro sud del territorio cileno i Mapuche erano un popolo nomade di cacciatori e raccoglitori. Il nuovo ambiente permise con il tempo lo sviluppo di un'agricoltura in piccola scala, con coltivazioni di mais, zucche, patate e peperoni. La caccia e la raccolta di piante selvatiche caratterizzavano la sussistenza nel nord, la pesca e la raccolta di frutti del mare quella del sud. Le abitazioni tradizionali sono case di legno ricoperte di giunchi, chiamate "ruka", costituiscono uno spazio domestico molto importante, nel quale la famiglia si riunisce sia durante il giorno per le pratiche quotidiane che in occasioni speciali. Alla loro economia di vita ha sempre contribuito anche la manifattura di oggetti di uso quotidiano e di tessuti. Inoltre già nel periodo preispanico i Mapuche conoscevano l'arte della lavorazione dei metalli: oro, rame e argento, con cui fabbricavano ornamenti. Con l'arrivo degli Spagnoli questo tipo di artigianato fu utilizzato anche per la fabbricazione di merci utili alla guerra (ad esempio i finimenti per i cavalli) , che diventarono, insieme agli ornamenti, oggetti di scambi commerciali.

ORGANIZZAZIONE SOCIALE

Centrale nella cultura Mapuche, come dimostra il nome stesso di questo popolo, è il legame con la terra e l'ambiente naturale, che oltre ad avere una dimensione sacra, è considerata proprietà di nessuno in particolare, ma patrimonio della comunità intera. Questo aspetto comporta anche un'organizzazione collettiva del lavoro , in cui la comunità nel suo insieme è impegnata per la propria sussistenza. L'organizzazione politica non è di tipo centralizzato, il popolo Mapuche è organizzato in comunità distinte e tra loro in relazione, con rapporti sia di conflitto che di scambio e alleanze. Si può affermare che la cultura Mapuche basa la sua organizzazione sociale sulla struttura della famiglia estesa, denominata Lof. È quindi la famiglia ad avere un ruolo centrale.

Secondo il loro costume tradizionale, il matrimonio Mapuche deve realizzarsi tra persone di differenti lignaggi e dev'essere la donna a stabilirsi nel territorio del lignaggio del marito. Nel matrimonio, pur essendo subalterna all'uomo, la donna gode di una certa indipendenza economica, disponendo anche di animali propri, per i cui spostamenti e per la cui vendita è necessario il suo consenso, oltre che delle ceramiche e dei tessuti che confeziona. La donna ha ruolo molto importante sia nella religiosità che nella trasmissione della cultura, aspetto evidente nelle figure della Machi, colei che comunica con gli dei della vita, e della Kalku, colei che conosce gli dei della morte. La madre Mapuche partoriva in casa, mentre il padre si manteneva in disparte ed era incaricato di adempiere al compito tradizionale di seppellire poi la placenta in un luogo appartato. Poco dopo la nascita era il padre a dare il nome al neonato senza nessuna cerimonia, che viene celebrata durante il sesto anno di età del bambino, che durante il rituale chiamato Lakutun, riceve dal nonno paterno e da un altro anziano il nome che gli era stato attribuito alla nascita.

Le famiglie erano riunite in diversi lignaggi, legate dalla parentela secondo una discendenza patrilineare. Si insediavano in un medesimo territorio, coltivando la terra, praticando raccolta e allevamento di piccoli animali. Ogni comunità è tradizionalmente rappresentata dal Lonko, il capo, il vertice dell'insieme di autorità che governano le comunità Mapuche secondo usanze ancestrali, tra cui troviamo il Werken portavoce, ambasciatore, il Ngenpin, sacerdote e custode della memoria storica collettiva e i Nidol, gli educatori. Il Lonko è la maggiore autorità all'interno delle comunità, con ad esempio l'incarico di ridistribuire le ricchezze durante le feste cerimoniali. In tempo di guerra i Mapuche si organizzano in Ayllarehue (8 rehue/lonko) e un Consiglio dei Lonko che rappresenta tutte le regioni (Butalmapu) sceglie un Toqui, responsabile e a capo dell'esercito.

La lotta contro i conquistatori spagnoli probabilmente modificò in seguito questo aspetto della vita sociale mapuche, accrescendo il potere e le responsabilità del Toqui e rendendolo infine una carica permanente. Nel momento in cui la popolazione aumentava e la regione occupata diventava insufficiente, alcuni uomini si spostavano con le loro famiglie e occupavano altre terre dando origine ad un nuovo lignaggio. Con il tempo si perdevano i legami di sangue con il lignaggio d'origine, ma il ricordo di un antenato comune manteneva vivo l'antico vincolo. Si trattava di un antenato mitico, che poteva essere rappresentato da un animale (ad esempio: Nahuel=tigre, Filu=serpente) o da un elemento naturale (ad esempio: Curà=pietra, Antu=sole) , che dava il suo nome a tutti i lignaggi che si ritenevano con esso imparentati.

COSMOLOGIA E TRADIZIONE

Anche nella visione del mondo e nella spiritualità del popolo Mapuche resta in primo piano il legame con la terra e gli elementi naturali. La loro lingua, il Mapudugun (linguaggio della terra) , trasmesso di generazione in generazione per via orale, riflette questo vincolo, emerge infatti dall'ascolto della terra e di tutti i suoi elementi, suoni, movimenti, un modalità comunicativa che nasce in primo luogo dal rapporto dei Mapuche con l'ambiente che li circonda. La vita stessa deve la sua origine alla natura, sono gli elementi naturali a permettere la sopravvivenza, così come hanno il potere di scatenarsi come forze malvage. Molte divinità sono legate ad animali ed elementi naturali, da questi è stata trasmessa la conoscenza, così come l'ordine sociale, ai padri del "popolo della terra". L'uso e l'organizzazione dello spazio è un aspetto molto rilevante nella società Mapuche, è infatti a partire da uno spazio culturalmente definito che si sviluppano la cosmologia e le credenze di questo popolo.

Secondo la tradizione il cosmo è suddiviso in sette livelli, che si sovrappongono verticalmente nello spazio. I quattro livelli superiori (mondo etereo: Wenu mapu) sono abitati dalle divinità, dagli antenati e dagli spiriti benefici. Tra questi livelli e il livello terrestre trova collocazione un livello in cui risiedono entità malefiche, Wekufe (dio della morte e della distruzione). Il livello terrestre (mondo fisico, topografia naturale e ecosistema in cui si realizza la vita sociale: Mapu) è quello in cui vivono i Mapuche, qui si manifestano sia le forze del male che le forze del bene, condizionando il comportamento umano. L'ultimo livello è sotterraneo, in esso risiedono gli uomini malvagi, Caftrache, anch'essi malefici. In accordo con l'importanza rivestita dalla famiglia all'interno dell'organizzazione sociale di questo popolo troviamo in ambito religioso la credenza nell'esistenza di una "famiglia divina" e la rilevanza attribuita alla figura dell'antenato. Questa famiglia è composta da due coppie di divinità, una giovane e una anziana, chiamate Elmapun ed Elchen, Ngunemapun e Ngunechen. ? Secondo la tradizione questa famiglia, considerata in costante interazione con il livello terrestre attraverso le forze del bene e quelle del male, ha creato e sostiene costantemente l'uomo e la natura. Queste divinità non detengono però il potere della vita, che è invece strettamente legato alla terra e all'ambiente naturale, è la loro benevolenza a permettere che dalla natura emani questo potere. Il livello terrestre, chiamato "mapu", è costantemente pervaso sia da forze e influssi benefici che malefici, che si esprimono in un caso attraverso ordine e armonia, nell'altro attraverso caos, distruzione ed incertezza, supportando o punendo l'uomo. Secondo questa concezione ne mondo devono essere in equlibrio il bene e il male, la luce e le tenebre, le vita e la morte.

La figura dell'antenato è centrale nella cultura Mapuche, rappresenta infatti la storia totale del loro popolo, incarna la loro tradizione, dagli antenati ha origine la conoscenza di tutto il pensiero e le azioni umane, essi ne sono la fonte. Esistono due tipologie differenti di antenati: quelli autentici e quelli mitici. L'antenato autentico è legato ai vivi e da essi riconosciuto mediante una linea di discendenza diretta e assolve alla funzione di mediatore per gli uomini di fronte al dio maggiore: Ngenechen. All'antenato mitico non si può invece risalire mediante la ricostruzione di una linea di discendenza diretta, che è molto antica ed è andata perduta nei registri orali di parentela di qualunque lignaggio. A questi antenati ci si riferisce nel mito di creazione e nella mitologia rituale. Per questo, per non essere vincolati a nessun lignaggio particolare, essi contribuiscono ad una omogeneità culturale, a tenere unita un'ampia popolazione attraverso una credenza interregionale, una referenza religiosa comune. La celebrazione degli antenati autentici, così come quella di alcuni dei locali, spesso personaggi zoomorfi, subisce variazioni a livello locale e regionale, coinvolge quindi una cerchia più ristretta. Ma cosa significa che gli antenati sono la fonte della conoscenza riguardo tutto il pensiero e le azioni umane?

Presso i Mapuche l'ordine sociale e spaziale del mondo in cui vivono (livello del Mapu) è modellato secondo l'orientamento del mondo ancestrale, è come se essi si muovessero all'interno di un continuum di episodi passati e presenti che è definito dalle azioni storiche degli antenati e di coloro che sono morti da poco. Il comportamento dei vivi deve quindi essere conforme al comportamento ed agli insegnamenti dei padri. L'organizzazione del mondo ancestrale fu appresa a sua volta, all'origine, da animali e piante del mondo fisico, che secondo la tradizione Mapuche, insegnarono agli antenati la corretta organizzazione sociale e spaziale. Dunque la conoscenza ancestrale e l'esperienza sono le principali fonti di conoscenza in questa società, le principali fonti di informazione storica riguardo il mondo naturale e sociale. Un'azione è considerata giusta perché è stata compiuta o è stata insegnata dagli antenati, che a loro volta l'hanno appresa, in origine, dalla natura e dalla terra stessa. Il comportamento corretto, dunque, è un comportamento conforme alla tradizione, che ripete gesti che sono gli stessi da centinaia di anni e che si muove dentro i binari della consuetudine. È la storia ancestrale a dare il senso di correttezza o scorrettezza ed è una legge consuetudinaria (Adamapu) a regolare il comportamento quotidiano, un codice di comportamento trasmesso da una figura di un "saggio", Ulmen, che si occupa anche di risolvere conflitti e dispute interne e di stringere alleanze in tempo di guerra, oltre ad assicurarsi che venga rispettata la legge comune e che i membri della comunità mantengano un comportamento ad essa conforme.

Elementi soprannaturali (divinità, antenati, spiriti) vegliano sull'uomo, agendo conseguentemente al suo comportamento lo puniscono o lo sostengono, esigono cerimonie ed offerte, si inseriscono nella quotidianità in un mondo fisico che è costantemente pervaso sia da forze buone che malvage, in lotta tra loro. In questa realtà dunque i doveri e i diritti tradizionali sono sanciti attraverso il soprannaturale. Anche il prestigio sociale è strettamente vincolato alla tradizione, rispecchia la capacità di prendere buone decisioni usando la conoscenza della storia ancestrale. Le regole abituali e le credenze vengono trasmesse sia attraverso racconti mitici e canzoni riguardanti il mondo naturale e quello soprannaturale che attraverso le cerimonie, durante le quali lo spazio cerimoniale diventa un punto di intersezione tra mondo etereo e spazio fisico. La ritualità può essere definita come "un momento di tempo sincronico che rinforza la relazione tra conoscenza ancestrale immagazzinata nel mondo etereo e la sua introduzione nel mondo dei vivi per un uso sociale e ideologico".

RITUALITA' E CERIMONIE RELIGIOSE

Tutto il comportamento cerimoniale Mapuche è caratterizzato da un costante confronto con le soglie del mondo etereo, da un contatto e un legame con le entità che lo abitano. "Il riferimento a divinità, antenati e spiriti nel mito, nella narrazione e nella ritualità è molto più di un riferimento religioso verso un ambiente soprannaturale di personaggi che controllano e obbligano la popolazione ad un determinato comportamento, queste entità sono rappresentazione metaforica della conoscenza corretta o falsa della condotta tradizionale, dell'uomo, dell'ambiente e della storia Mapuche. " La vita spirituale non si basa quindi su punizioni e concessioni, colpe e meriti, ma è un continuo rinnovamento dell'incontro e del rispetto di una sorta di antica saggezza che deriva da esperienza ancestrale e insegnamenti del mondo naturale e che indica all'uomo, che si trova costantemente a muoversi tra forze malvage e benefiche, una via di armonia con il cosmo.

Dimensione spaziale
Come affermato precedentemente lo spazio cerimoniale rappresenta la congiunzione tra spazio etereo e mondo fisico, tra Wenu- mapu e Mapu, dimensione delle entità soprannaturali e dimensione in cui si muovono gli uomini in interazione con elementi naturali e spiriti degli antenati. Il pensiero e l'azione rituale integrano tutti i livelli cosmologici in un unico spazio di interazione in cui la conoscenza immagazzinata dagli antenati "passa" ai vivi attraverso un intermediario rituale che ha accesso alle fonti dell'esperienza ancestrale di tutti gli antenati e personaggi che popolano il mondo etereo. Durante le cerimonie lo spazio organizzato in livelli verticali si contrae metaforicamente dando origine ad uno spazio unico e compatto in cui dei e antenati interagiscono con i vivi.

Dimensione temporale
Nella cerimonia il mondo ancestrale diacronico si converte in sincronico, in questo ambito di tempo diacronico contratto la storia totale dei Mapuche è collocata in un episodio rituale di reciproci obblighi tra vivi e morti. Due cerimonie rituali sono particolarmente rilevanti per il "popolo della terra": il rito della fertilità, Nguillatùn, e il rito del funerale, Awn. Lo Nguillatùn è diretto ad un gruppo pan- mapuche di antenati mitici e divinità, mentre l'Awn è più specifico, di lignaggio, serve per accompagnare il morto fino al Wenu- mapu, entrambi hanno l'intento di mantenere una relazione tra i vivi e i loro antenati, tra mondo fisico e mondo etereo. Queste cerimonie hanno una struttura generale comune, ma presentano variazioni a livello regionale e locale.

Nguillatùn- Rito della fertilità
Questa cerimonia si svolge in un campo sacro comune a diversi lignaggi, che non può essere coltivato e ha forma di "U" con l'apertura rivolta verso est. Sono presenti tre lignaggi di anfitrioni e ognuno occupa un'area designata in modo permanente lungo uno dei lati del campo. Gli intermediari rituali di questa cerimonia sono il Nguillatufe, che si occupa dell'amministrazione secolare dell'evento e sta nel centro superiore del campo (ovest) e la Machi che dirige i servizi cerimoniali al centro. Al centro del campo è collocato il Rewe (un palo verticale di legno) , l'altare usato dalla Machi per stabilire la comunicazione con gli antenati, che è attorniato da piante sacre e mediche e intorno al quale vengono offerti agli antenati in sacrificio animali, alimenti e il "mudai" (preparato di mais o grano). Questo palo verticale nella struttura orizzontale de lNguillatùn ha rappresenta l'intersezione tra mondo ancestrale e mondo dei vivi. Questo può avere un differente numero di pioli, che rappresentano i livelli del cosmo Mapuche, più è alto il numero dei pioli (da 4 a 7) più è alto il livello di conoscenza rituale e potere della Machi.

Awn- Rito del funerale
Questa cerimonia ha la funzione di accompagnare il defunto fino al Wenu- mapu, perché possa, come ogni Mapuche che muore, elevare la sua esperienza di vita recente al mondo etereo, rendendola parte così della conoscenza ancestrale. Durante la veglia funebre (Awn) il Weupufe (intermediario rituale nelle cerimonie funebri ma anche in quelle di nascita e di matrimonio) pronuncia un discorso (Weupin) nel quale vengono menzionati gli antenati autentici del lignaggio del defunto e vengono elencate e celebrate la sue azioni in vita, quindi gli vengono ricordati i suoi obblighi nella cura dei vivi quando sarà giunto nel mondo etereo. Infine viene fatto riferimento agli dei regionali e agli antenati mitici. Il luogo in cui i defunti vengono seppelliti si trova in un terreno elevato dentro i limiti del territorio della comunità cui appartiene, il dislivello fa in modo che essi siano più vicini al Wenu- mapu e meno soggetti alle influenze malvage del mondo inferiore. L'autore fa riferimento ad alcune testimonianze nel riferire la consuetudine di aggiungere ogni anno della terra sul luogo della sepoltura, atto che servirebbe a elevare lo spirito del defunto ad un livello superiore del mondo etereo. Questa costruzione verticale della tomba dovrebbe assicurare l'entrata nei livelli superiori del Wenu- mapu. Questa consuetudine ricorda i pioli del Rewe, anch'essi organizzati secondo una gerarchia verticale che rispecchia l'ordine spaziale del cosmo.

LA MACHI: FIGURA SACRA E PUNTO DI RIFERIMENTO CULTURALE

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La figura della Machi (questo è infatti un ruolo prevalentemente femminile) è molto importante presso i Mapuche, un punto di riferimento centrale nella loro cultura, che ha una funzione sia religiosa, come tramite tra l'uomo e le divinità, che medica, oltre che di custode del sapere e della storia della propria comunità e del popolo Mapuche, in virtù del quale detiene il ruolo di consigliere, che sostiene il capo nelle decisioni importanti e nei momenti difficili. Secondo la concezione degli Araucani, il ruolo di Machi non dipende da una volontà personale, ma si viene prescelti da forze superiori, indipendentemente dal proprio volere. Si tratta di una vera e propria "chiamata" da parte delle divinità, che avviene solitamente subito dopo la pubertà, anche se è possibile che si verifichi in momenti diversi della vita.

Tre elementi ricorrono molto spesso nella caratterizzazione di tale evento:
- Sogni e visioni
- Gravi malattie
- Avversione alla chiamata.

I Mapuche considerano i sogni come manifestazione di divinità e altre forze sovrannaturali, i messaggi e i significati in essi contenuti hanno quindi molta rilevanza, sono segnale di un contatto con il divino. La malattia è invece considerata come un modo per rompere la resistenza della persona prescelta, per piegarne la volontà. Nell'interpretazione di questi segni e riguardo la loro attendibilità il giudizio della precedente Machi è fondamentale, essa partecipa quindi alla designazione della prescelta. Al momento della "chiamata" segue un periodo di studio di circa un anno, in cui la prescelta viene seguita da una sola Machi, e deve imparare soprattutto a gestire il contatto con le divinità attraverso la trance e a interpretare i modi in cui le forze sovrannaturali si manifestano, capacità che le servirà anche nell'arte medica. Lo stato di trance viene raggiunto con una particolare procedura. La Machi mette un fazzoletto sopra gli occhi e batte il ritmo sul KULTRUN (tamburo sacro sul quale è simbolicamente rappresentata la configurazione del mondo Mapuche, strumento personale e caratterizzante della Machi) camminando in cerchio intorno al palo cultuale, il Rewe (palo di legno con un numero variabile di pioli, usato dalla Machi per esempio durante il rituale dello nguillatun) , o andando avanti e indietro da esso, o ancora appendendosi con le gambe e penzolando con il busto.

Dal momento in cui la Machi si trova in stato di trance sono le divinità o altre entità spirituali a parlare attraverso la sua bocca e a condurre il suo agire. Quando esce da questo stato la Machi non ricorda nulla, deve perciò appoggiarsi ad una persona di fiducia con il ruolo di riferirle ogni particolare. Al termine del periodo di studio la prescelta viene presentata alla comunità con una cerimonia di consacrazione, che si svolge con modalità differenti a seconda della comunità. Elementi fondamentali e comuni sono un periodo di isolamento e digiuno prima della consacrazione, l'usanza che prevede che la nuova Machi fissi nel terreno un palo cultuale e la presentazione alla comunità delle sue capacità. Ma la formazione della Machi dura fino alla morte dell'insegnante, che accompagna le più giovani nel loro percorso, insegnando loro tutti i segreti e le conoscenze che possiede sulla comunità, la natura, la storia e la magia, ritirandosi con le allieve in luoghi appartati in cui passare giorni di formazione e meditazione. L'arte medica della Machi si basa su una profonda conoscenza di erbe medicinali, la cui varietà e tipologia varia a seconda della zona e dell'ambiente. Per la cura delle malattie più gravi, attribuite a demoni malvagi, viene utilizzato uno specifico rituale chiamato Machitun, una cerimonia difficile e molto lunga, che prevede la purificazione del paziente dal male che ha preso possesso del suo corpo. L'abitazione della Machi all'interno della comunità si riconosce dalla presenza, al suo esterno, del palo cultuale, Rewe. Questa fondamentale figura religiosa dirige molte cerimonie, come ad esempio lo nguillatun o la cerimonia dell'anno nuovo mapuche, nella notte più lunga dell'emisfero sud, e mantiene una grande importanza ancora oggi, sia nelle comunità rurali che nell'ambiente urbano.

ESSERE MAPUCHE

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Per lungo tempo si è adottato il punto di vista che considera tutti i segmenti della popolazione Mapuche come appartenenti al medesimo gruppo etnico e le caratteristiche culturali di questo popolo come assolutamente omogenee. Ma questa può essere una messa a fuoco difettosa, che non permette di comprendere a fondo il significato dell' "essere Mapuche". Uno studio e una interessante riflessione sulla natura della "etnicità Mapuche" e sul significato che questa omogeneità può avere, sono stati fatti da Tom D. Dillehay. Questo studioso parte dal constatare che nella seconda metà del 1500 occupavano la zona centro- sud del Cile quattro principali gruppi indigeni: i Picunches, i Mapuches, gli Huilliches e i Pehuenches (ad oggi sono sopravvissuti i Mapuche e in parte gli Huilliches). Questi gruppi occupavano territori distinti e il loro stile di vita si presentava in parte differenziato.

Prima di analizzare diversità e uniformità culturali di queste popolazioni, l'autore si sofferma sul concetto di etnicità, appoggiandosi all'analisi di Barth che considera quattro principali componenti dell'etnicità:
1 - Una popolazione biologicamente autoperpetrante
2 - Forme e norme culturali condivise
3 - Una lingua comune
4 - Autoidentificazione (noi) e identificazione rispetto agli altri (voi).

Risalta dunque l'importanza dell'identità soggettiva riconosciuta dal gruppo in una situazione di interazione, si afferma quindi che l'etnicità può essere circostanziale, vale a dire che alcuni segmenti di popolazione o gruppi etnici possono unirsi ad altri in un particolare momento per giungere a mete comuni. Così è stato ad esempio per i Mapuche e i Pehuenches nel 1500: la meta comune era la difesa della propria libertà e modo di vita, il noi rappresentava coloro che lottavano contro il conquistatore straniero mentre il voi era impersonato dagli Spagnoli. All'epoca dell'arrivo degli Spagnoli, come già ricordato, i Mapuche erano uno dei quattro gruppi araucani che occupavano la regione centro- sud del Cile, gruppi affini ma con alcune differenze determinate sia dalle diverse zone ecologiche in cui erano insediati, sia dalla particolarità delle interazioni socioculturali interne e verso l'esterno. La lingua era la stessa nella struttura di base ma presentava variazioni dialettali, così come le pratiche economiche si differenziavano in accordo con l'ambiente: l'attività di raccolta poteva riguardare la zona costiera anziché quella delle foreste, da qui si diversificavano anche i tipi di insediamenti, i tempi e i modi in cui procurarsi il cibo e di conseguenza alcuni aspetti della vita sociale. Questo aspetto, la particolarità di ognuno di questi gruppi, secondo l'autore è stato per lungo tempo trascurato, si è infatti partiti da una situazione particolare (i Mapuche) per poi generalizzare considerando la popolazione del sud del Cile come omogenea.

Già durante la conquista spagnola, però, una frammentazione è evidente nel fatto che non tutti i gruppi aderirono agli scontri, alcuni infatti scelsero di rimanere pacifici. (ad esempio i gruppi che vivevano più a nord, che furono quasi subito assoggettati dai conquistatori). L'autore sottolinea la natura occasionale e frammentaria del sentimento di unità di questi gruppi, probabilmente determinato più dalla necessità di combattere l'occupazione straniera che da una effettiva omogeneità. È ipotizzato da Dillehay che queste popolo avesse, prima dell'arrivo degli Spagnoli, una tradizione di differenziazione regionale e locale, aspetto che può anche essere visto riflesso nell'organizzazione politica frammentaria, senza alcun elemento di centralizzazione, ma questo non impediva l'esistenza di aspetti comuni e un sentire collettivo di appartenenza, che forse fu risvegliato e rinforzato, o addirittura posto in essere concretamente, proprio da una improvvisa e feroce necessità di difesa. Da questo momento in avanti, poi, numerosi fattori influenzarono e determinarono l'evoluzione dell'etnicità Mapuche.

Un aspetto importante è l'ubicazione degli indios in "reducciones", sorta di riserve, quindi la costrizione in un determinato spazio che era costantemente da difendere e nel quale era possibile l'espressione della propria cultura e del proprio modo di vita, costantemente minacciati. Uno spazio con un confine, confine che determina in modo concreto la dicotomia noi/voi. Da una parte lo spazio è Mapuche, tradizione, familiarità, consuetudini, aspetti conosciuti e portati avanti da sempre; dall'altra parte, oltre una linea, lo spazio diventa ostile, ambiguo, occupato da genti ignote e gestito da norme non riconoscibili perché lontane e differenti da una tradizione radicata. Inoltre, questo confine si muove in continuazione, oscillando in avanti e indietro a seconda degli scontri, delle guerre, dei trattati di pace, fino a lasciare sempre meno spazio agli indigeni. La condizione, dunque, è quella di una costante e ribadita dicotomia noi/voi, in cui il noi si difende e si chiude sempre di più in sé stesso, facendosi fronte unico contro il nemico esterno (prima gli Spagnoli e in seguito la società cilena) , dimenticando o dando comunque poco peso alle tradizionali differenziazioni regionali e locali, in alcuni casi ancora esistenti. La coesione interna si rinforza, appoggiandosi a elementi unificatori come le credenze religiose, la lingua, il modo di vestire, le istituzioni politiche e il valore del guerriero.

L'etnicità Mapuche non è data da tratti culturali omogenei ma da mete sociali, ideologiche ed economiche comuni dovute alla necessità di differenziazione dallo Stato nazionale. Il movimento pan- mapuche del Ventesimo secolo, di rivendicazione dei propri diritti e del proprio essere Mapuche, della possibilità di vivere sulle proprie terre e secondo la propria tradizione è un momento di incontro/scontro con l'altro, dove l'altro sono la società e le istituzioni cilene, e in cui di nuovo questo popolo ritrova la forza di una coesione che non è omogeneità ma piuttosto affinità data dal bisogno vitale di portare avanti un obiettivo comune in un contesto che rimane comunque di pluralismo e sfumature particolari nei diversi gruppi araucani, che non hanno appiattito le differenze esistenti tra loro ma semplicemente le hanno collocate in un ambito collettivo comune. L'analisi di Dillehay è molto attenta e mette in luce aspetti che spesso, nella descrizione dei Mapuche rimangono marginali. Lo studioso esamina una realtà dal punto di vista storico e considera l'evoluzione avvenuta nei secoli di un'identità Mapuche.

Ma, in definitiva, come vede se stesso il "popolo della terra"? Come si descrive, come si rappresenta? È molto probabile che il sentimento di unità sia stato condizionato dalle circostanze storiche, dalla necessità di dover difendere la propria vita, la propria cultura, la propria terra. Vorrei però sottolineare che, quali che siano le cause che lo hanno generato, questo sentire c'è, è presente, è la forza e il motore che permette ancora oggi una rivendicazione dei propri diritti e del riconoscimento della propria identità. Nello scrivere di sé, così come nei resoconti di osservatori esterni, i Mapuche si considerano un popolo unitario, non omogeneo, con differenze regionali importanti e riconosciute, suddiviso in aree geografiche distinte e con particolarità culturali, ma comunque un popolo, pervaso da un forte senso di unità ed appartenenza. Forse anche in questo aspetto possiamo leggere la profonda conoscenza e vicinanza con la terra e la natura, che rappresenta un tutto differenziato al suo interno senza smettere di essere un tutto, senza che alcuna particolarità possa turbare un'armonia globale.

Note

Bibliografia


Vedi anche:
* www.gfbv.it: www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/mapuche-it.html | www.gfbv.it/3dossier/ind-voelker/lota2003-it.html | www.gfbv.it/3dossier/pinochet.html | www.gfbv.it/2c-stampa/03-2/030808ait.html | www.gfbv.it/2c-stampa/1-00/12a-1-it.html | www.gfbv.it/3dossier/seattle-it.html | www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html

* www: liwen_temuko.tripod.com/map.interest.html | www.mapuche-nation.org | www.universidadmapuche.org | www.geocities.com/CapitolHill/5443/index.html | www.iidh.ed.cr/ | members.aol.com/mapulink | www.cwis.org | www.bariloche.com.ar/museo/MAPU.HTM | www.xs4all.nl/~rehue/

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